Qui si pensa che il metodo scientifico sia la base del progresso umano; che il relativismo scientifico sia la base della scienza moderna; e che Darwin sia un grande.

Sunday, January 15, 2012

Il numero degli occupati e non quello dei disoccupati

Dopo tanto tergiversare, le discussioni all'interno dell'Europa si stanno concentrando sui motivi strutturali per i quali esistono le differenze di gettito e di bilancio che hanno portato agli aggiustamenti fiscali. Ovviamente questi ultimi sono modifiche sulle uscite, mentre il cardine di come può funzionare l'Unione è sulle entrate tributarie degli Stati.
Lasciando da parte boiate storiche come "meno tasse per tutti" e curve alloffe, cercate di concentrarvi sulla struttura del lavoro che esiste nei paesi nordici; una struttura che cerca, scova e mette sotto pressione le persone con lo scopo di lavorare e non di nascondersi. Statistiche alla mano parliamo di paesi in cui il numero di occupati è circa la metà della popolazione, contro l'1/3 dei paesi mediterranei. Ovviamente è stranoto che all'1/3 vanno aggiunti una marea di lavoratori in nero, ma il problema è questi ultimi non generano reddito fiscalmente imponibile mentre usano i servizi pubblici.
Come si esce da una trappola del genere? In Germania, e vi racconto in parallelo anche una storia di casa Darwin, esiste un costrutto legislativo molto complesso e criticato internamente, istituito dal governo socialdemocratico di Schröder anni fa, la legislazione Hartz. La legge venne creata dopo anni di casini fiscali in Germania, gli anni '90 dopo la riunificazione, quando lo stato sociale si prese carico con i sussidi di disoccupazione dei lay off fatti in Germania dell'Est.
Per chi non lo sapesse, nei paesi del nord Europa i sussidi di disoccupazione sono una cosa seria, con percentuali dell'utlimo stipendio molto alte (intorno al 60%), pagamenti dell'affitto e supporto alle famiglie; perchè il principio è fondamentale: un'azienda può avere difficoltà economiche, è sempre successo e sempre succederà, ma non per questo una famiglia si deve trovare per strada. Lo stesso dicasi per una ragazza madre o per una persona disabile. Il diritto all'avere una vita dignitosa non è solo una bella cosa da scrivere in una costituzione, ma costa. Va pagato. Da qualcuno.
Il sistema però non può permettersi persone che stanno alle spese della comunità e non si riattivano per cercare un lavoro. Per cui il centro di collocamento è scatenato, ti manda offerte di lavoro di tutti i tipi, e se non le accetti, comincia la trafila che porta a ridurre i sussidi. Attenzione, non si tratta di mettere le persone sulla strada, ma del difficile equilibrio che si crea quando una persona riceve un sussidio di disoccupazione e potrebbe trovare la situazione "comoda" e non stimolante a cercarsi una nuova possibilità.
L'abbiamo sperimentato recentemente, quando la ragazza che vive da noi e ci aiuta coi pupi non ha rinnovato il suo contratto (scelta sua) e si è iscritta al collocamento. L'avesse mai fatto. Dopo un colloquio per capire le sue attitudini, esperienze e disponibilità, gli hanno cominciato a mandare di tutto. Offerte di tutti i tipi. Ora voi direte: così si spingono persone a fare lavori che non aggradano ovvero in cui si guadagna di meno. Potrebbe essere. Però per pagare un suddidio uno, mediamente si prosciugano le tasse pagate da un'altra persona che lavora. Insomma, qualcuno lo deve pure pagare quel sussidio e non può essere uno stato stazionario.
Pensateci: uno stato sociale che ti aiuta nei momenti di difficoltà, cittadini responsabili che lavorano e pagano le tasse. Questo, unito con un grado di innovazione medio, è la ricetta del successo.

1 comments:

Junkie said...

Post interessante, capita a fagiolo perché mi sono iscritto alla disoccupazione qui a Zurigo dopo aver finito il dottorato. Qui in CH funziona che sei tu a portare prova dei tuoi sforzi (10 applications al mese per iniziare). Ho chiesto direttamente alla mia consulente (yep, ho una consulente personale che segue i miei sforzi per trovare lavoro) che succede se mi fanno un offerta ma a me quel lavoro non piace: devo per forza accettarlo? E lei, altrettanto diretta, mi ha spiegato: «il principio è che in CH tu sei assicurato contro la disoccupazione. Se tu facessi un incidente con la macchina, l'assicurazione ti pagherebbe i danni per rimettere a posto il veicolo, ma non di certo per fargli delle migliorie. In questo caso, la disoccupazione ti aiuta a trovare un altro lavoro -- qualsiasi esso sia, e poi da lì tu hai tutto il tempo di trovare il lavoro perfetto per le tue aspirazioni». «E dunque, cosa dovrei fare?» le ho chiesto io. E la cosa buffa è che lì lei mi ha detto: «non riportare quella domanda nel modulo. Vuol dire che ne dovrai fare un'altra».

Insomma, un modo per aggirare il meccanismo c'è, ma è un modo in un certo senso virtuoso. (*) Mi piace questa pragmaticità da parte della burocrazia!

(*) aggiungo, per i più smaliziati, che uno può percepire il sussidio per un tempo limitato, a seconda della propria «storia» lavorativa degli ultimi due anni. Quindi sì, si può sfruttare il «sistema», ma non per un tempo indefinito.