Siccome io un post così non lo potrei mai scrivere, perchè amo Firenze e le sue abitanti, rigiro quello che scrisse Giuseppe e che mi ferì nel cuore più profondo.
Chi non capisce il tifo contro, non capisce il tifo. E chi non capisce il tifo, non capisce il calcio.
La spiegazione breve è che, per ciascuno di noi, le squadre avversarie non sono i calciatori o la città; no, sono gli amici che tifano quella squadra lì. Se non c’è nessuna persona a cui vuoi bene da prendere in giro, o da cui essere preso in giro, è come giocare a Risiko da soli: ma che gusto c’è? La spiegazione lunga è qui, e ve l’andate a leggere, se ne avete voglia.
Capirete bene, quindi, che per un tifoso della Roma che ha passato infanzia e adolescenza a Roma, Roma-Fiorentina è la partita dell’anno (infatti mi ero presentato in tenuta da combattimento). Più che Roma-Lazio per due ragioni, così da far arrabbiare entrambi: perché i tifosi fiorentini sono i più lamentosi d’Italia, qualunque partita, anche persa cinque a zero, è sempre colpa dell’arbitro, del palazzo, della sfortuna. E quindi è molto più bello batterli. La seconda è che la squadra al governo a Firenze è la Roma: la Lazio è tutt’al più opposizione. E difatti, nonostante sia cresciuto a Roma Sud, conosco molti più romanisti.
Oggi la Roma ha battuto tre a zero la Fiorentina, e lo ha fatto nel migliore dei modi. Dimostrando la netta inferiorità della Fiorentina. È importante: la partita non ha dimostrato la superiorità di una squadra vigliacca e senza gioco come la Roma – di quello chissene frega –, no ha dimostrato la netta inferiorità di una Fiorentina che ha giocato in maniera nulla, noiosa e irritante, nervosa e svogliata, irascibile e lagnosa, insomma ha giocato e perso da romanista, e questo sì che è ragione di gioia.
Ciò vale per la squadra, che ha finito la partita in 11 uomini (e doveva finire in sette) e non ha regalato due rigori alla Roma (e dovevano essere tre). Ma c’è qualcosa di ancora più bello, e cioè che una sconfitta simile ha talmente traumatizzato i tifosi fiorentini da averli completamente snaturati: li ho sentiti – naturalmente ho finito il credito a forza di telefonate e messaggi agli amici di una vita – mesti, rassegnati, arrendevoli. Quel rosicamento sommesso che regala una soddifazione speciale all’amico-avversario: non una lamentela, una critica all’arbitro, nessun piove-governo-ladro (eppure pioveva a dirotto e il governo passava la manovra!).
Per me la stagione è finita. La coppa Italia non può dare molto altro: se anche vincesse la Lazio , noi avremmo vinto con la Fiorentina, e per tre a zero. Basta così. E l’indirizzo della partita è stato talmente chiaro che, per tutti, la soddisfazione non è celebrativa di sé, è nello sfottò agli altri. Mentre si viaggia, sui treni in Toscana, si canta – la base è Cristina D’Avena –un-due-tre un-due-tre un-due-tre-tre questo è il valzer del fiorentino (notizie di prima mano).
E, come detto, vale all’inverso: a Firenze della partita non ne parlano, cosa inaudita, neanche per lamentarsi. Sanno che se la possono prendere solo con loro stessi. Sanno che non hanno niente su cui possano recriminare, al di fuori della propria squadra. Sanno che se fosse stato un match di Pro Evolution Soccer si sarebbe detto che il giocatore che teneva la Fiorentina aveva il tasto “quadrato” rotto. Sanno di aver deliberatamente buttato una partita contro una squadra cadavere. Sanno che l’hanno persa loro, e hanno fatto di tutto, per perderla. Sanno che se fosse scesa in campo solo la Roma sarebbe finita 0-0. Non c’è soddisfazione più bella.
Grazie, Firenze.
1 comments:
La Coppa Italia? Non l'ho neanche vista la partita per giocare a D&d! Guarda, l'unica cosa che potrebbe farmi un po' arrabbiare del post è che mi hai chiamato Giuseppe!
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