Ho impiegato un po' a scrivere quello che pensavo fino in fondo. Perchè per me la notte della scorsa settimana in cui è scomparso Steve Jobs è finita una parte della mia vita. Che poi tutti lo sapevamo e che la sua salute non era delle migliori, non cambia che Steve ha rappresentato il genio assoluto unito alla volgia di fare un'azienda.
È che mi dispiace veramente. E ci ho anche pianto.
Non riesco a ricordarlo per tutti gli anni che sono stato legato a quel suo modo di essere e mi piace farlo con un paragone, l'unico che non mi è capitato di leggere in questi giorni.
Seduti, che il breve filmino Super 8 comincia.
Nascere da una famiglia umile, avere un'infanzia normale, ma essere appassionati fin dai primi anni da quella tecnologia di cui tutti parlano; e andare a vederla in tutti i posti in cui appariva dal nulla e cominciare a lavorarci nel garage. Montare, smontare e sentire l'odore del futuro.
Passano gli anni e l'idea rimane sempre quella: mettere insieme un gruppo piccolo di persone che ci credono e che, malgrado la tua azienda abbia il nome più comune di tutti, vedono con te la possibilità di portare quel marchio in cima al mondo. Però sempre con quella base che non era da ingegnere e da persona che non ha studiato ed è libera da pregiudizi.
Con gli anni arrivarono i successi ma anche i grossi problemi economici, tanto che ad un certo momento si arrivò a vendere tutto al grande padrone, dopo trattative infinite. E dopo che si era cambiato anche il simbolo con cui l'Azienda veniva riconosciuta nel mondo.
Però il successo era sempre lì, fatto di presentazioni galattiche in cui la stampa e gli appassionati andavano in brodo di giuggiole. E gli appassionati erano in ogni parte del mondo, pronti a comprare qualsiasi pezzo avesse quel simbolo, anche se i prezzi erano quello che erano.
Già, le presenzazioni e il rapporto con la stampa, amore e odio. E i nostri prodotti includevano tutti gli elementi necessari, non come quegl'altri che facevano solo un pezzo.
Tutti venivano, da ogni luogo a sentirlo parlare. Breve, diretto, come solo lui sapeva fare. Ad alcuni eletti veniva anche concesso un'intervista, ma era raro. Ad uno poi fu concessa la possibilità di scrivere una biografia in cui c'era tutto.
C'era quel figlio non riconosciuto e poi riconosciuto, c'era un rapporto complesso e totalizzante col proprio lavoro. E c'era la voglia di milioni di persone in tutto il mondo di identificarsi in quell'idea di tecnologia.
È la storia di Steve Jobs e di Enzo Ferrari. Uguale uguale. I due geni della tecnologia e del prodotto.
Auguro alla Apple di sopravvivere al suo fondatore e rimanere mitica come è riuscito alla Ferrari.
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