Qui si pensa che il metodo scientifico sia la base del progresso umano; che il relativismo scientifico sia la base della scienza moderna; e che Darwin sia un grande.

Sunday, January 17, 2010

I quattro anni che vi anno fregato il futuro

In un quadriennio economicamente stabile sul piano mondiale, senza crisi eccessive e senza grossi crac, l'Italia pose le basi del suo futuro finanziario. Sto parlando del periodo del governo Craxi.
Dal 1983 al 1987 tutti vi raccontano di un inflazione che scende, salari che salgono e leasing delle macchine che impazzano. Non vi dicono che quanto fu salato il conto: un debito pubblico passato da da 234 a 522 miliardi di euro (valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%. E andazzo che non fu possibile fermare negli anni seguenti, in cui il PSI craxiano stava sempre al governo. Per portare il debito a fermarsi sul 120 per cento e poi ricominciare lentamente a scendere con politiche a volte fatte di lagrime e sangue.
Se poi ci concentriamo sull'intera parabola governativa craxiana, dal 1981 al 1992, passammo dal 59% al 105% del PIL. Praticamente da un paese con delle casse economicamente sostenibili sul lungo termine, al filo della bancarotta; che ci passò sopra le teste nel Setembre del 1992 e che solo un intervento all'ultimo secondo evitò.
Quattro anni, o undici, per mettere insieme una rovina pagata dalle generazioni successive. Un'abbuffata di buffi che sono trent'anni che pesa sulle politiche italiane. E che lo peserà per altrettanti almeno.
Grazie.

8 comments:

pietro said...

L'esplosione del debito pubblico è stata al 100% colpa delle politche dissennate del centrosinistra degli anni 70, che con l'aiuto del PCI aveva portato il deficit pubblico al 10% del PIL, solo che un inflazione del 20% svalutando il debito pregresso lo faceva crescere più lentamente, quando sull'orlo della catasrtofe l'Italia è entrata nel sistema monetario europeo ( 1979 ) non è stato più possibile sostenere lo spreco stamapando carta moneta a raffica, l'inflazione è crollata, ma per 10 anni si sono dovuti pagare interessi esorbitanti sui titoli di stato in circolazione.
basta un semplice calcolo per accorgersi che con un inflazione del 20% la svalutazione del debito pregresso è più che sufficente a sostenere , senza aumneto del debito pubblico un deficit del 10-15% del PIL.
Insomma dire che sono stati quei 4 anni a rovinare i conti dello stato italiano e non i 10 anni precedenti di politica consociativa della spesa pubblica allegra del duo DC/PCI è poco serio.
SI può dire che Craxi poteva fare meglio, ma quelli che lo criticano avevano fatto ben peggio.

Carletto Darwin said...

E in quale anno sarebbe stato al 10%?
Tra il 77 e l'81, gli anni del compromesso storico si è mosso tra il 56 e il 59 per centro. Avessimo avuto quella politica economica un altro decennio, avremmo avuto un'altra entrata nell'ECU e non avremmo avuto la crisi del 1992.

pietro said...

negli anni 70 il DEFICIT, cioè la differenza tra le entrate e le uscite era al 10%, il debito non cresceva solo perchè l'inflazione si mangiava il valore reale del debito pregresso.
Esempio elementare:
anno 1: PIL 1000
inflazione 20%
Crescita reale 3%
anno 2: PIL 1236 ( a parità di beni prodotti il valore NOMINALE è aumentato del 20% )

anno 1 debito 500
deficit 10% del PIL : 100
anno 2 debito = 500+100= 600

rapporto DEBITO/PIL anno 1: 50%

rapporto DEBITO/PIL anno 2: 48.5%

Insomma con un rapporto deficit/PIL del 10%, cioè buttando i soldi dalla finestra il debito diminuiva, ma a scapito dei risparmiatori e dei consumatori, con la tassa occulta dell'INFLAZIONE.

Appena l'inflazione è rientrata, con un bilancio dello stato più in ordine il debito è esploso.
Mi esmbra elementare aritmetica....

pietro said...

Anche perchè in quegli anni 80 per non dichiarare bancarotta la pressione fiscale è passata dal 30% del PIL al 40% del PIL.

Carletto Darwin said...

Pietro, ma guarda che il DEFICIT ha toccato il record del 12,5% in Italia nel 1985. Quello primario ha toccato il record del 4% nello stesso anno. Sono i record storici italiani.
E la differenza enorme tra gli anni '70 e gli '80 sono le condizioni al contorno (la crisi petrolifera nei primi e il crollo del prezzo del grezzio nei secondi) che fanno dei primi un periodo di emergenza, in tutto il mondo occidentale, e dei secondi un periodi di vacche grasse.
In cui tipicamente si rientra delle politiche monetarie dei periodi difficili.
Quello che non ha fatto Craxi. Facendo esplodere deficit, debito e rapporto col PIL.

Carletto Darwin said...

PS: il tuo calcolo si è dimenticato degli effetti negativi dell'inflazione sugli interessi del debito pregresso. Se ci metti degli interessi anche uguali all'inflazione (cosa che quando la stessa è alta non è vera, visto che gli investitori vogliono % ancora più alte per coprire il rischio di instabilità) vengono altri risultati:

anno 1 debito 500
deficit 10% del PIL : 100
interessi sul debito dell'anno 1 20% = 100
anno 2 debito = 500+100+100= 700

rapporto DEBITO/PIL anno 1: 50%
rapporto DEBITO/PIL anno 2: 56,6%

Luca said...

A parte che il PIL si rileva al netto dell'inflazione, e lo stesso accade col rapporto debito/PIL (non è che all'ISTAT o al Tesoro sono coglioni e per qualche misteriosa ragione gli sfugge che il valore del debito diminuisce all'aumentare dell'inflazione) bisogna considerare che l'inflazione è stata a due cifre fino a metà degli anni Ottanta (ed anzi ha raggiunto i picchi storici nel 1980 e nel 1981):
http://www-dse.ec.unipi.it/persone/docenti/Costa/Web/note_didattiche/Lezprecorsi%2016IX08%20profGCosta/Lezprecorsi%20profGCosta4.doc

Quindi la risposta è sì, la crescita esponenziale del debito pubblico è dovuta agli anni del CAF (non solo a Craxi, quindi, ma anche, e in misura senz'altro sostanziale, a lui).

t.b. said...

Negli anni settanta esplose non solo l'inflazione e il deficit, ma anche l'evasione e l'elusione fiscale. Secondo i dati delle indagini annuali di Mediobanca le maggiori imprese italiane riuscirono nel miracolo di essere complessivamente in disavanzo per quasi un decennio di fila fra i primi anni 70 e il 1982. Nello stesso periodo, con l'inflazione dal 10 al 20%, moltissime imprese non versavano all'INPS quanto dichiaravano che con ritardi di 3-4 anni, tanto erano tenuto a pagare solo gli interessi legali del 5%. Ciò significava che le imprese si finanziavano a tassi negativi a spese delle pensioni dei lavoratori... Negli stessi anni l'esportazione di capitali era ai massimi storici del dopoguerra... Non mi interessa nulla difendere il centrosinistra o il PCI, ma la verità da dire è che in questo paese la classe imprenditoriale e i ceti politici grossomodo si equivalgono; Craxi ne fu un degno esponente in tutto: opportunismo, interesse privato, "senso dello stato" (detto ironicamente...)... Sulla corruzione "socialkista" a Milano scoperchiata da Tangentopoli ricordo bene una grande manifesto murale fatto da Democrazia proletaria a Milano sul finire degli anni 80. Ricalcava un manifesto della Metropolitana Milanese che annunciava "La linea 3 avanza". DP aveva completato lo slogan: "Verso San Vittore". E ci aveva aggiunto i nomi dei dirigenti del PSI milanese (tutti inquisiti poi con Tangentopoli).
La stabilizzazione dell'economia italiana dopo la bancarotta sfiorata nel 1992 fu attuata a spese del mondo del lavoro produttivo, tagliando la difesa contro l'inflazione (scala mobile) riducendo la copertura pensionistica (oggi ridotta a meno dle 50% per i nuovi assunti), tagliando le spese per la ricerca, riducendo progressivamente la spesa per istruzione e sanità PUBBLICHE (mentre nel contempo aumentava costantemente il finanziamento PUBBLICO a scuole e sanità private)... L'esaltazione in corso di Craxi fa vomitare, se la si confronta con la realtà storica, anche se non c'è da avere nessuna nostalgia di altri componenti del ceto politico di quegli anni o dgeli anni successivi...