Il mitico Daniele Capezzone risponde alle critiche che si sono concentrate sul governo dopo la notizia che gli stipendi italiani sono in media tra i più bassi dei paesi OCSE parlando di pressione fiscale e dicendo che "il governo non ha messo le mani nelle tasche dei cittadini".
Caro Daniele:
1. La pressione fiscale l'avete aumentata eccome.
2. In Italia la pressione fiscale è alta ma non paragonabile ai paesi centro e nord Europei, gli stessi che poi ci stanno davanti nei salari.
3. Siete al governo, e negli ultimi 15 anni ci siete stati per più della metà del tempo. Basta con queste scuse da asilo.
Daniele caro, tra tasse e ricchezza non c'è una corrispondenza uno a uno: ci sono paesi ricchi che hanno tassazioni alte così come ce ne sono con tassazione basse. E ci sono paesi con flat tax o tasse basse che stanno alla frutta. La ricchezza di un paese ha a che fare solo con un parametro: la produttività, dallo Stato in generale, alle aziende, alle infrastrutture, alla cultura del lavoro, alla serietà delle persone.
Tutto il resto sono chiacchiere.
11 comments:
Il modo in cui Capezzone ha bambinescamente sostenuto le virtù taumaturgiche della flat-tax, quando doveva mettersi in vetrina, suscitando l'entusiasmo dei soliti liberisti all'amatriciana che ci sono in Italia, la dice lunga sulle competenze del personaggio. Riguardo il differenziale retributivo, confesso che non ho letto la ricerca Ocse, e quindi non so se il dato è grezzo (in quel caso non servirebbe a nulla) o corretto per la parità di potere d'acquisto. Poi, queste sono grandezze nominali, bisognerebbe vedere il trend reale, che sospetto sia comunque sfavorevole all'Italia, perché nel lungo periodo i salari reali sono legati alla crescita della produttività.
"La ricchezza di un paese ha a che fare solo con un parametro: la produttività"
Prendiamo ad esempio la Germania , esempio mondiale. E' talmente aumentata l'efficienza produttiva tedesca negli ultimi 40 anni che hanno prodotto tutto ed ora si beccano un PIL che veleggia a -7% su base annua (un andazzo da default alla sudamericana) , record negativo europeo da quando si misura.
Ancora qualche sapiente scienziato ce la mena con la produttività tuttavia. Forse bisogna proprio che saltino profondi meccanismi monetari (e salteranno) per capire quanto l'abbaglio della produttività è grandioso.
Cosa c'entri il calo del Pil causato dal crollo di un modello economico basato sull'export con la produttività resta un mistero. Aspettiamo altri sapienti scienziati che informino gli onniscienti da bar che la produttività è una variabile REALE, mentre la crescita dell'offerta di moneta è NOMINALE. La seconda è neutrale nel lungo periodo, la prima no. Diverso è il caso americano: quando il 50 per cento degli utili di sistema vengono prodotti per molti anni da un sistema finanziario ad alta leva, è lecito pensare che QUEL dato di produttività totale dei fattori sia stato sporcato dalla variabile finanziaria. Il caso tedesco non mi sembra comparabile. Ecco i "profondi meccanismi monetari" che "saltano fuori", per dirla con dotta terminologia scientifica...
Medo, Mario c'ha ragione marcia.
Sul lungo periodo per aumentare il reddito reale (non stampare moneta, ma fare sì che con i soldi che hai in tasca tu ti ci possa comprare più cose) esiste solo la variabile produttività, che poi a farla breve è semplicemente un aumento di produzione nell'unità di tempo, cosicchè nell'unità di tempo siano disponibili più beni.
E in molti paesi europei ci si è lavorato molto.
Il PIL annuale invece è influenzato dal fatto che l'export si è sbracato.
Teoricamente la Germania e la Francia potrebbero giocare una carta sporca in questa fase per ritirare sù l'export, ma non l'hanno fatto altrimenti avrebbero messo in ginocchio gli Stati Uniti. Ed è una carta su cui abbiamo ancora un margine enorme, nel caso le cose vadano male a lungo (la famosa curva L).
La Merkel però è troppo smart, e aspetta ancora fino a fine anno.
La carta ovviamente è la svalutazione dell'Euro. Con un Euro a parità col Dollaro gli USA perderebbero in export verso l'area Euro (che è molto più grande dell'Europa monetaria) tantissimo e si ritroverebbero con il mercato esterno a pezzi, dopo che quello interno è stato messo in ginocchio.
Ibrahim Oweiss , economista di secondo piano , 40 anni fa ebbe la pazienza di porsi la domanda : da cosa è coperto il denaro ? Tutto quel che circola ? Si' ok , il lavoro , etc. Ma il meccanismo debitorio di base a cosa deve rendere conto?
Allora si rispose e dimostro' che il mondo viveva a debito sulle riserve petrolifere mondiali e che ogni tipo di prodotto finanziario , dalle obbligazioni statali al resto era coperto nel suo montante da tutto questo.
Ora si dà il caso che negli ultimi dieci anni si sia cercato di coprire il tutto aggiungendo liquidi vari e agrocarburanti , fatto sta che dal 2004 è iniziato il collasso produttivo petrolifero e ancora deve iniziare la grande discesa. Davanti a tutto questo , usare ancora le categorie macro di svalutazioni monetarie EUR/USD o parlare di nominalità della crescita dell'offerta monetaria è come occuparsi di cambiare le pile alla calcolatrice per calcolare se si fallisce tra un anno o tra un anno ed un giorno.
Medo, che ovviamente dietro alla produttività attuale ci sia l'energia a basso costo, non stiamo lì a discuterlo.
Che non ci siano metodi, dal punto di vista scientifico e tecnologico, per mantenere il costo dell'energia basso, su quello non siamo d'accordo.
Tu modellizzi l'andamento della domanda e dell'offerta energetica indipendentemente dal mercato, e questo per me non è corretto.
Ne abbiamo già parlato parecchio.
Partiamo dall'ipotesi che si sia toccato il picco di produzione. Ci aspetta una fase turbolenta per quello che riguarda il prezzo alla produzione.
Osservazione no.1: la curva del prezzo alla produzione e quella del prezzo al consumo ha un lag temporale e non è uno a uno, perchè sui prezzi al consumo ci sono un sacco di tasse, accise e prezzi di sistema, che non sono correlati col prezzo del brent (a farla breve, il prezzo del greggio era aumentato di un fattore 10 in meno di 5 anni, quello alla pompa di un fattore 1.5)
Osservazione no.2: col salire del prezzo del brent diventano convenienti tutta una serie di estrazioni tecnicamente complesse. Lo sai anche tu che nessuno riesce a rispondere alla domanda su quanto petrolio abbiamo ancora a disposizione specialmente per estrazioni atipiche (sabbie, trivellamenti ad alta profondità, etc).
Osservazione no.3. L'offerta di macchinari che usano i derivati del petrolio è anch'essa correlata al prezzo del brent, con un lag temporale dovuto al tempo di sviluppo di un auto. Dai all'industria del settore un tempo equivalente a due cicli di produzione (10 anni) e vediamo come reagisce.
Osservazione no.4. La produzione di energia la possiamo cambiare. Si lavora su fonti molto variegate per lo scenario 2020, eolico, solare à là Rubbia, solare fotovoltaico con celle a carbonati.
Quello che mi sfugge dei tuoi commenti è che tu vedi tutto statico: il petrolio diminuisce e bum, la società come la conosciamo noi finisce il giorno x. Un approccio da testimone di Geova.
Perchè non finirà in un giorno. E perchè, cazzo, i 6 miliardi e passa di persone che consumano sono anche 6 miliardi di cervelli che si possono inventare duemila cose nuove.
Siamo andati sulla Luna 40 anni fa, e adesso ci facciamo prendere dalla paura? C'abbiamo una stella a soli 150milioni di Km che ci inonda di energia. C'abbiamo il nucleare da fissione, quello da fusione, l'eolico e quant'altro.
E non mi dire le lobby del petrolio: se un giorno vedessero le curve di produzione andare giù, sarebbero le prime a riconvertirsi!
Tutto perfetto. Salvo il problema delle qualità di greggio e della economicità dei "petroli" difficili che come tu ben sai costeranno di più ma saranno di qualità uguale o inferiore. E non esiste un progresso tecnologico degno di tale nome se la scarsità di materia prima si accompagna a scarsità qualitativa della singola materia!
Mi sembra che sia logico.
E' come dire : abbiam finito le super-leghe , proprio geologicamente , facciamo delle leghe organiche salvo poi scoprire che gli schermi piatti a leghe organiche necessitano 2 volte l'energia dei loro predecessori e hanno una qualità uguale o minore (ed un prezzo più elevato).
Lavoro giornalmente a contatto con una architetto di Montreal (che lavora per Hydro-Quebec ed è in missione in Francia per progettazione esteticamente moderna di idroelettrico) e quando parlavamo delle famose sabbie bituminose canadesi e della loro economicità a partire da un barile a 80$ si è messa le mani nei capelli letteralmente. Come non tutti sanno , è il prezzo del gas naturale a decidere se le tar sands si lavorano o meno , poichè è usando gas naturale distante per le pipelines e non commerciabile che ci si è messi a produrre dalle sabbie. Ma vista la fame di gas degli Stati Uniti ed il crescente consumo di gas pure dei canadesi (e le richieste oltre-mare via ingombranti metaniere) , paradossalmente un aumento del prezzo del barile verso i 100$ NON permetterà di sviluppare DI PIU le tar sands , perchè in contemporanea anche il gas avrà visto il proprio prezzo aumentato ed invece di usarlo per altri scopi sarà convogliato nelle metaniere e spedito.
Vedere il problema energetico nell'ottica del prezzo è più di un'arma a doppio taglio.
Quando al mercato i fagiolini stanno per finire , l'ultima confezione non me la fanno pagare 5 volte perchè è l'ultima...
Il mercato è questo ; si comporta sempre cosi. Non solo quello ortofrutticolo.
(nemmeno l'impero romano fini un giorno certo ! ci mise decenni a "crollare" , ma la città intesa nei suoi confini imperiali , dati del piu autorevole studioso della quotidianità romana J. Carcopino , ha perso il 96% degli abitanti nell'arco di 200 anni ; per UN problema principale : l'impossibilità economica della città di far giungere cibo , soprattutto le proteine vegetali via nave dai luoghi di produzione , che è lo stesso problemino che le società hanno dall'estate 2007 ovvero primo grande rally del barile ed effetto domino inflazionistico di materie prime e comparto alimentare conseguente con collasso finale della logistica marittima , vedasi Baltic Dry Index)
Medo, te la provo a girare. La stessa cosa però non è successa per i CFC quando sono stati messi graualmente fuorilegge (per i danni all'ozono). Eppure potevamo dire che sarebbero finiti i frigoriferi.
La stessa cosa non è successa per il DDT, messo fuori legge gradualmente per problemi sanitari. Avremmo potuto dire che non saremmo più riusciti ad avere coltivazioni ad alta produttività.
...
Tu metti sempre tutti i dati insieme e ti dimentichi dell'effetto domanda-offerta e della reazione delle persone, delle aziende, della genialità di tanti ingegneri e fisici.
E le sabbie sono solo un esempio. La Germania nel 2020 vuole avere il 20% dell'energia su eolico. Il carbone è lì per i prossimi 300 anni. Le ricerche sulla fusione vanno avanti.
Ma perchè non ce la dovremmo fare? Che ci manca? Guarda che l'energia come la produciamo oggi è lontana anni luce dai suoi limiti teorici, che sono e=mc2. Quando avremo raggiunto quel limite, con una tonnellata di idrogeno ci andiamo avanti un secolo. E tu starai lì a dirci che in 25 milioni di anni avremo finito l'acqua del mare.. :-)
Le cifre dell'OCSE sono plausibili.
Ma -attenzione- si riferiscono allo stipendio di un operaio. non di un grattacarte bancario.
Carletto , incoreggibile ottimista , i 300 anni di carbone dove li hai visti , sono curioso.
A me pare che anche sulla abbondanza del carbone ci siano problemi (sia sul problema CO2 sia soprattutto su quello dell'abbondanza) , in 5 secondi ti trovo subito autorevoli articoli che sollevano anche questo guaio :
http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/natural_resources/article6256316.ece
http://dsc.discovery.com/news/2009/05/11/peak-coal-energy.html
poi se SEMPRE uno vuole vedere tutto bello ok , viva le missioni sulla Luna.
A forza di ottimismo "se magnamo tutto" e basta. Con un giusto pessimismo forse anche i tuoi nipoti godranno dell'energia elettrica in casa per un paio di lampadine.
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