Ieri, durante la presentazione della nuova McLaren, Ron Dennis ha annunciato le dimissioni da principal del team. E con lui se ne va un pezzo fondamentale della storia moderna dello sport automobilistico, il pezzo che ha portato la professionalità estrema.
La Formula 1 degli anni '70 era quella delle derapate, dei piloti "viveur, danseur, calciatori, tennist e, a tempo perso, piloti", di Gilles e di Enzo Ferrari, di Nelson Piquet e di Keke Rosberg.
Poi, sulla fine degli anni '70, la Renault cominciò a provare il motore tubo, seguita dalla Ferrari di Forghieri. E fu ancora epopea fino agli inizi degli anni ottanta. Fintanto appunto che il genio di Ron, unito alla precisione maniacale del suo ingegnere Barnard, al talento di Niki Lauda e a un contratto di fornitura di motori turbo fatto coi tedeschi della Porsche, crearono il mix incredibile della MP4/2. Un progetto di per sè non innovativo in nessun punto, ma al contempo esasperato in ogni punto.
Barnard esasperò la forma a coca-cola, che però era stata introdotta da Chapman sulla Lotus, e porto agli estremi la forma dell'interno pance, anche qui seguendo il mantra della Brabham. La Porsche dal canto suo esasperò il concetto del turbo nel ramo dell'affidabilità, perchè la potenza per i turbo dell'epoca non era proprio un problema: i cavalli si ottenevano giocando con la manetta della pressione; però i botti erano infiniti. Niki poi ci mise molto del suo col suo guidare e mettere a punto la macchina col 'sedere' (nel senso fisico, non nel senso della fortuna) e fece crescere anche Prost, che all'epoca non era ancora 'il Professore', ma al contrario uno sfigato che perdeva sempre mondiali su mondiali.
Ma su tutti sopra c'era lui, il meccanico col sogno di diventare pilota, sogno che poi si trasformò in impresa manageriale: con l'amicizia di uno sceicco comprò i resti della vecchia McLaren e fece filotto: 3 mondiali di seguito, '84 '85 e '86. Il primo tentando di inseguire quel suo obiettivo segreto, vincere tutte le gare in una stagione. Segreto che accarezzò nell'88, quando aveva preso Senna, maniaco e preciso come lui e i motori Honda. E che Enzo Ferrari da lassù gli fece naufragare.
È e rimase lui però il centro di quel concetto nuovo di Formula 1: professionale fino alla mania, con budget faraonici, e voglioso di vincere in modo non esagitato ma continuo. Cambiarono tutti gli attori negli anni: i motori Honda, poi Ford, poi francesi e alla fine di nuovo fatti a Stoccarda. Cambiarono i piloti, dal mito Senna alla scuola finlandese per finire con il cucciolo cresciuto nella scuderia. Cambiarono gli ingegneri.
La Ferrari, e fino all'88 Enzo Ferrari in persona, provarono a prendergli gli ingegneri (Barnard), i piloti (Prost), gli ingegneri dei motori (Goto). Finchè a Maranello non capirono che gli serviva il Sole e non i pianeti. E presero Todt, che di Ron è un clone per metodo, dedizione, concentrazione e visione.
E la Ferrari tornò a vincere come negli anni '70. Ma a vincere nel modo di Ron, con annate come il 2002 o il 2004 in cui rischiammo di vincerle tutte le gare. Con un pilota perfetto, come Lauda, Prost o Senna. Con un motore perfetto, fatto in casa da un team dedito al successo.
Perchè la Formula 1 è al giorno d'oggi lo sport che ha pennellato Ron Dennis.
Da Ferrarista sfegatato non l'ho potuto sopportare per anni, con quel suo aplomb e le sue frasi taglienti. Ma da quello stile ho imparato molto.
Mi mancherai Ron.
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