Ieri Der Spiegel ha pubblicato due notizie di quelle un po' strane e a prima vista contraddittorie: la
prima parla di uno studio sulla povertà in Germania e porta un aumento del numero di famiglie che vivono sotto questa soglia di parecchi punti percentuali. La
seconda parla di un mercato del lavoro specializzato praticamente prosciugato, con una stima di circa 100mila posti vacanti che il bacino interno di ingegneri non copre.
La tendenza all'apertura della forbice tra chi è ricco e benestante, e lo è sempre di più, e chi è povero, e lo è sempre di più, pare una tendenza ormai generalizzata in tutti i paesi occidentali, a prescindere da tradizioni, governi, politiche sociali e quant'altro. Ed ha preso un'accelerazione con l'apertura di altri mercati nel mondo.
Strutturalmente il motivo dietro alle due tendenze è la specializzazione della società dovuta ai decenni di benessere; che porta ad avere sviluppo e produzione di beni e servizi sempre più evoluti e raffinati. Chi sta dietro al trend ne trae beneficio. Chi non sta dietro scivola.
Se uno è d'accordo sull'analisi del motivo, e penso che ci sia poco da discutere sulla settorizzazione delle società post-industriali, penso che però sulle soluzioni si comincia a discutere. Potremmo essere ancora senza differenze di opinioni nel dire che l'obiettivo di una società matura è far sì che tutti possano accedere al benessere e che non ci siano sacche di povertà; men che meno che queste aumentino. Potremmo condensare il tutto con la parola "ridistribuzione".
Dove però la discussione sulle soluzioni diventa scontro politico è sul come ridistribuire, ovvero su cosa ridistribuire. Da una parte uno potrebbe ridistribuire i soldi as-such (tassazione e sussidi), azione che la Germania e molti paesi avanzati fanno da decenni. Se però questa politica non riduce la povertà, magari uno si potrebbe chiedere se la ridistribuzione dei soldi è la sola soluzione, oppure se la si possa affiancare con altre azioni.
Potremmo tornare all'analisi e al fatto che le società tendano a specializzarsi sempre più. A me sembra univoco che il vero valore da redistribuire al giorno d'oggi non siano i soldi di per sè, ma lo studio, non solo inteso come scuola, ma come la possibilità di specializzarsi e di mantenersi al passo coi tempi. Perchè la persona specializzata spessissimo lavora e vive in un ambiente che lo porta a migliorarsi, a studiare e a perfezionarsi sempre di più.
Questo valore di per sè, fatto dell'insieme di scuola, corsi, esperienza lavorativa, potrebbe e dovrebbe essere ridistribuito e reso accessibile a più persone, per far sì che poi la ricchezza e il benessere possa essere veramente alla portata di tutti. Insomma, il perozzino lo diceva in modo un po' secchione in Amici Miei; lo studio è studio. È un valore per sè ed è il motore dell'economia.