Qui si pensa che il metodo scientifico sia la base del progresso umano; che il relativismo scientifico sia la base della scienza moderna; e che Darwin sia un grande.

Monday, August 18, 2008

Figli, sì grazie

In un lungo articolo l'Espresso parla dettagliatamente delle probbblematiche che nascono con i figli in una famiglia. E del movimento no kids che da alcuni anni propugna una vita di coppia senza mocciosi tra le scatole.
Io sono di parte, però a me sembra che nell'articolo si parla solo dei svantaggi di avere dei figli. Lavoro, stress, pannolini, nottate. Non trovo neanche una parola sulla gioia di trovarti tra le mani un affarino bluastro appena nato. E di vederlo crescere, parlare, camminare, disegnare, farti domande.
Senza poi dire che, come tutte le cose nella vita, in fondo poi è tutto un fatto di organizzarsi, e la vita può continuare benissimo.

14 comments:

Domiziano Galia said...

La mia scarsa fiducia nel genere umano mi fa dubitare che, in linea di principio, accrescerne il numero sia una buona cosa.

elisa said...

MAgari se parlasse degli svantaggi sarebbe meglio...

Razmataz said...

Mi sembra che questo sia uno spazio dove si predilige il metodo scientifico. Da un punto di vista strettamente razionale credo che il movimento "no-kids" porti argomentazioni assolutamente piu' stringenti che non opinabili reazioni emotive.
Penso anch'io come l'autore del post che vi siano buone ragioni per mettere al mondo dei bambini ma forse prima di affrontare questa discussione dovremmo ammettere che il metodo scientifico in questo caso non e' necessariamente di aiuto.

Carletto Darwin said...

Mi sembra giusto.
Facciamo così: su bimbi, donne e Formula 1 non applichiamo il metodo scientifico. OK?

delio mugnolo said...

secondo me non hai colto il punto dell'articolo. la questione non e` se un bambino sia un esserino delizioso o no. la questione e` come i due esseri senzienti che ha come genitori vadano in crisi o no, al suo arrivo. non si tratta neanche di dire che i genitori che vanno in crisi sono cattiiiivi. e` una questione di reazioni naturali alle pressioni esterne. e si`, io sono piuttosto d'accordo con l'articolo; soprattutto in quanto genitore di un bambino che vive in germania, dove ci sono piu' aiuti di stato che in italia (quindi un bambino non e` una catastrofe economica) ma dove il tessuto sociale e` molto meno favorevole (vicini di casa meno comprensivi, nonni meno pronti ad aiutare, asili con liste d'attesa piu' lunghe, camerieri piu' disturbati da un bimbo che strilla in un ristorante pieno...). a me va abbastanza bene perche' ho un lavoro con orari ridicolmente flessibili e ben pagato e la mia compagna studia, ma anche cosi` la qualita` della nostra vita si e` molto abbassata. abbassata in che senso? nel senso che usciamo di meno, non andiamo piu' a concerti o al cinema, ogni volta che andiamo a mangiare fuori dobbiamo mettere in conto catastrofi, frequentiamo solo altri neo-genitori con cui per lo piu' facciamo noiose conversazioni incentrate sulle nuove abilita` dei figli, ecc. ecc.
tu probabilmente penserai che sono cazzate, e con ogni probabilita` lo sono davvero, ma - e qui sta il punto dell'articolo - ormai, nel 2008, la sensibilita` media non le percepisce piu' come cazzate: 50 anni fa TUTTI i 30enni avevano bambini e facevano la vita che faccio io ora, e se invece non avevano bambini erano soli e tristi e pensavano di certo ad ammazzarsi; mentre ora tra i miei coetanei e` pieno di gente che col suo stipendio di 50k € netti si gode la vita - o almeno cosi` pare, quando ti svegli di cattivo umore perche' un'altra notte e` andata in bianco e devi stare attento al conto in banca perche' devi comprare in un mese solo seggiolone e nuovo passeggino e forse non hai abbastanza soldi.

e quindi: io sono contento di avere una figlia, ma l'idea di un secondo bambino mi sembra un incubo, al momento.

Carletto Darwin said...

De', ovviamente l'articolo l'ho capito. E l'ho capito che si parla di standard di vita che cambiano. E sinceramente con le compagne che ci troviamo, c'è capitato spesso di sentire le lamentele.
Quello che io non capisco è: la vita è fatta di tante fasi. Quando andavo all'università c'erano mesi che stavo al chiodo di seguito, non facevo vacanze e non avevo una lira.
Quando nuotavo ancora peggio.
Un bambino è una fase. La parte dura finisce dopo 3 anni, quando li sbatti all'asilo.
Ora, se io ti dicessi che hai vinto una borsa di studio all'MIT su un super progetto che ti toglierà il sonno per due anni tu fai i salti di gioia, mentre se quando ti devi svegliare per un sacco di notti di seguito a cambiare un pannolino ti deprimi?
In fondo li puoi vedere come progetti, o ancor meglio come investimenti. Che però non danno un ritorno economico ma emozionale.
PS: sul fatto di non poter far nulla col bambino, beh, me ne sono accorto. So mesi che ci dai buca :-D

Pietro Bonanno said...

In un certo senso posso capire il senso di quell'articolo e anche i discorsi di Delio: noi abbiamo avuto 3 anni fa due gemelle, una cosa inaspettata e graditissima. Ma ci sono momenti in cui mi sono sentito un ingranaggio di un meccanismo perverso. Sveglia la mattina, arrivo al lavoro in ritardo perché le bimbe vanno preparate (lavoriamo entrambi, quindi ci tocca dividere i compiti) e portate dai nonni, di conseguenza uscita posticipata, corsa a riprenderle dalla nonna, portarle a casa, bagnetto (doppio), pappa (doppia), e infine cena (nostra). Sono ormai anni che ceniamo alle 22.30-23.00 (se volete cronometro i vari step :P).
Adesso intravediamo la luce perché è tempo di asilo e di conseguenza riusciremo giocoforza a riequilibrare gli orari. Non riesco ad immaginare la vita di chi ha due bimbi e nessun nonno/nonna disponibile...
La vita sociale è sparita, ormai si frequentano solo altre coppie con figli, agli scapoli rompiamo solo le bolas, niente pizzeria o ristorante, ma in compenso andiamo in giro per agriturismi, + adatti per lasciare giocare i bimbi e + vivibili della pizzeria del Sabato sera. Non parliamo di guardare un film a casa, come fai a vedere L'esorcista o Signs con bimbi in giro?
Tutto questo lascerebbe pensare che oggettivamente una coppia senza figli, con un buon reddito, viva meglio.
E oggettivamente è così.
Ma ho anche una discreta certezza che tra alcuni anni quella coppia ripenserà a tutte le serate in discoteca, al cinema, in vacanza, e si chiederà a cosa serva la loro vita attuale.

Riassumerei, alla Darwin, scrivendo che andrebbe valutata la felicità quadratica media nell'arco dell'intera esistenza + che in un sottoinsieme.
Per questo, anche se sono solidale con Delio, gli suggerirei di darsi da fare, finchè l'età regge :)

Carletto Darwin said...

"la felicità quadratica media nell'arco dell'intera esistenza".
Questa è buona. Me la segno!

Anonymous said...

In Italia mancano due cose:

1) i 50k netti che non tutti hanno e secondo me se paragoniamo i prezzi degli asili italiani con quelli tedeschi altro che scontrini delle vacanze.

2) una stanza dove mettere (oltre ai soldi per pagarla) una ragazza au pair. Quindi si ricorre ai nonni che pero' non sempre sono vicini ....

La riduzione della popolazione (per diminuzione di nascite non per aumento dei decessi ovviamente) comunque non la vedo necessariamente come un male.

red

delio mugnolo said...

red, non mi e` chiaro cosa c'entri il fatto che non ci siano lavori da 50k (o ce ne siano pochi). voglio dire: qual e` la tua tesi a riguardo? in italia pur in assenza dei 50k ci sono anche meno figli che in germania. probabilmente si potrebbe dire che in germania una coppia di trentenni con un figlio invidia chi con gli stessi soldi se la spassa; mentre in italia una coppia di trentenni con un figlio invidiano chi si limita a stringere la cinghia, mentre tu fai la fame.

per quanto riguarda la ragazza au pair: io non ne ho mai viste al di fuori dei libri o dei film. anche perche' affidare una bambina di nove mesi ad una sedicenne sarebbe abbastanza una follia. ma ripeto, il problema non e` (tanto) la questione di a chi affidare i figli, quanto il fatto che tu devi (e la mamma vuole) occuparsene, e al tempo stesso pero` non riesci a star dietro a tutti i tuoi altri mille impegni, quasi sempre non riesci a dare l'attenzione necessaria ne' a tuo figlio ne' al tuo lavoro, e alla fine sei sempre stressato e pieno di sensi di colpa.

secondo me 50 anni fa i figli ricevevano (molte) meno attenzioni, e questo (insieme al fatto che la societa` maschilista spingeva le mamme a restare a casa) permetteva tutto sommato di sfangarla anche con piu' figli. ora psicologicamente si va in crisi gia` con un figlio.

Carletto Darwin said...

Sugli ultimi punti e sulle differenze ambientali e di attenzioni rispetto a cinquant'anni fa, sono d'accordo. Per contrappeso però prima famiglie con più di 5 figli erano normali, per cui il carico di lavoro era comunque notevole.
De', rimane però il paragone con un progetto: se io ti dico che domani vai a dirigere il centro di ricerca sulle radici quadrate di baltimora, un gruppo di 30 ricercatori, tu ti butti anima e core. Ci perdi il sonno e anni della tua vita.
Un bambozzo è la stessa cosa.
Solo che, e qui era il punto del post, solo a guardarlo la sera addormentarsi vale la fatica.
PS: noi abbiamo l'aupair, anche se non dai nove mesi, ma dai 3 anni. A un anno sono andate dalla tagesmutter; e c'è chi ce le sbatte anche prima.

delio mugnolo said...

carletto, sinceramente non so quanto fosse il carico di lavoro di una madre di 5 figli 50 o 100 anni fa. posso immaginare che non ci fosse il bagnetto serale, il cambio di pannolini ogni 2 ore, la passeggiata di 4 ore ogni giorno e così via; però può essere che il numero di bambini aumentasse enormemente la fatica. boh. davvero non so.

sulla questione del centro di ricerca: se vuoi te la do vinta, ma non è questo il punto. se per assurdo mi prendessero al mit e io ci andassi, di fatto deciderei coscientemente di porre fine al mio rapporto di coppia. potrebbe essere una scelta giusta o sbagliata, ma sarebbe una scelta consapevole: "il lavoro viene prima di una relazione di coppia". con un figlio invece è diverso, perché una nascita ti modifica drasticamente il rapporto di coppia, pur essendo un avvenimento del tutto intrinseco al rapporto di coppia stesso.
poi può essere che tu abbia ragione: un figlio è come un grosso progetto di lavoro a lungo termine, con tutte le fatiche e le gioie del caso. solo che nessuno te lo dice prima, e la società ti prende per pazzo ed egoista se decidi che non te la senti. invece io credo che sarebbe solo un atto di serietà dire PRIMA quanto sia faticoso, a chi ragiona sulla possibilità di procreare. non si tratta di fare pubblicità negativa, ma solo informazione completa.

per finire: lo so che c'è chi ce le sbatte anche prima, mia figlia andrà al kindergarten poco prima dei 12 mesi e ci sono gruppi autoorganizzati che prendono bambini di 6 settimane (!!!). detto questo, sai bene come me quanto sia faticoso e costoso trovare posto in asilo, in germania meridionale (sulle tagesmutter ci sono aneddoti raccapriccianti).

Carletto Darwin said...

Per finire il parallelo col progetto, non penso che chiuderesti il rapporto di coppia, ma ci sarebbe il solito discorso a casa: cara, è per 3 anni, dopo passerò ad un posto migliore, ci migliorerà la vita (soddisfazioni, sghei, vita sociale).
E anche sul fatto di "saperlo prima", anche sul fatto di diventare direttore di un centro di ricerca del MIT, chi te lo dice PRIMA quant'è il carico esattamente? I colleghi ti potranno dire che c'è molto da fare (sul fatto dei bimbi se ne parla molto che sono un bel carico) e potrai incontrare il precedente capo del centro di ricerca e vedergli le occhiaie.
De', che non è facile lo si sa da sempre. A me mi' madre mi ha fatto una testa così: "un giorno ve ne accorgerete". Però è come un altro lavoro, bisogna organizzarsi e lavorare in modo produttivo, else non si va da nessuna parte.
Io sinceramente ho solo un punto che mi ha profondamente scioccato, il parto. Per quello non ero preparato (poi Chiara è nata in acqua), e non ero preparato al film dell'orrore visto in direta.
Anche se, come i film di Dario Argento, alla fine ero molto contento di averlo visto.
PS: noi abbiamo avuto anche la tagesmutter senza problemi.

bboh said...

"invece io credo che sarebbe solo un atto di serietà dire PRIMA quanto sia faticoso, a chi ragiona sulla possibilità di procreare. non si tratta di fare pubblicità negativa, ma solo informazione completa."

bboh.. a me pare evidente che si sappia già da PRIMA quanto sia faticoso...

non ho incontrato mai una persona che non me l'abbia detto

bboh