Thursday, January 24, 2008

Globalizzazione / 2 - Le colpe della massaia

Una delle polemiche legate alla globalizzazione è la delocalizzazione del lavoro, ovvero la situazione in cui il capitalista avido e sfrenato chiude lo stabilimento per riaprirlo in Cina, nell'Est europeo o in India. È successo in questi giorni in Germania, ed ha avuto ripercussioni molto pesanti sia politiche che diplomatiche tra Germania e Romania, visto che in questo caso è stata la Nokia a spostare un centro di produzione di cellulari dall'Ovest all'Est.
Demagogicamente parlando, sul banco degli imputati ci sono 3 attori: la ditta e il suo management avido ("chissà quanto guadagnano"... applauso), i politici del paese che perde lo stabilimento ("non fanno abbastanza"... applauso) e quelli del paese che lo riceve ("li avranno corrotti"... applauso). In sala, pubblico non pagante, i lavoratori che da una parte perdono il posto e quelli che ne hanno uno nuovo. Il risultato è una discussione fra sordi, con colpi e battute à là "non compro più un cellulare Nokia".
Questa discussione l'abbiamo sentita e risentita durante gli anni in cui il Veneto ha delocalizzato in Romania, in cui le aziende informatiche hanno delocalizzato in India e in cui quelle che producono beni di consumo hanno delocalizzato in Cina.
A me però lascia l'amaro in bocca, perchè manca di alcuni fattori:

1. Il lavoro è specializzato.
Checchè se ne dica, la globalizzazione e la delocalizzazione del lavoro ci sono sempre state. Se ne parlava qualche giorno fa, e io continuo a non capire la differenza tra specializzazione e delocalizzazione. Il passo fondamentale è quando io specializzo il lavoro (design e development), non quando sposto una delle due parti in un'altra locazione geografica.

2. Il lavoro è un valore indipendente dalla nazionalità.
Essere di sinistra vuol dire rispettare il lavoro come fonte di realizzazione dell'essere umano. Non del tedesco, dell'italiano o del rumeno. Il lavoro deve dare una prospettiva di vita e un futuro ad una persona, indipendentemente dalla sua nazionalità.
Questa discussione mi è capitata con un mio amico sindacalista tetesko, che alla fine, messo all'angolo dalla mia critica, mi ha tirato fuori la carta del nazionalismo: "perdere del lavoro in Germania è un peccato". Ora, ma se dopo anni di globalizzazione forzata la disoccupazione in Europa rimane bassa, e nelle regioni che investono in ricerca è praticamente nulla, vuol dire che in realtà nel bilancio paese che delocalizza e paese che riceve si sono creati milioni di posti di lavoro. Dal nulla. Quello che in gergo si chiama una siuazione win-win.

3. Di chi è la colpa se le aziende vanno in Romania.
Prima parlavo dei tre attori e del pubblico in sala; è colpa delle aziende; no, è colpa dei politici che non fanno abbastanza; è colpa forse dei manager assetati di soldi, cocaina, figa e macchinoni.
È interessante che nessuno in questa discussione porti dentro la vera responsabile della delocalizzazione: la massaia.
Cosa succede in un'azienda? Ogni trimestre o a fine anno si fanno i bilanci. Quanto abbiamo venduto, quanto abbiamo speso, quanto ci costano le infrastrutture, quanto ci costano gli stipendi. Tutto in due tabelle: entrate e uscite. Se le entrate diminuiscono, bisogna lavorare sulle uscite. Se non lavori sulle uscite, devi aumentare le entrate. Magari può fare tutt'e due. Sono numeri, c'è poco da fare.
Ma chi è il responsabile del fatto che le entrate diminuiscono? È la massaia, che se ne va al mercato o al MediaWorld e controlla i prezzi. Uhm, questa bella radio mangianastri costa 50€. Guarda là, una simile che costa 35€. Ah, al mercatino ce ne era una a 25€.
Ecco, quel comportamento lì, comportamento che nell'era di Internet è diventato globale permettendoci di confrontare in un battibaleno centinaia di prodotti, è la fonte delle decisioni delle aziende. La ditta che fa il mangianastri a 50€ ha due sole possibilità: inventarsi qualche nuova funzione (caso iPod) e venderlo a 100€ fintanto che quella funzione è figa e tutti la vogliono, oppure combattere sul prezzo e vendere a 25€.
Purtroppo, e chiunque ha visto il budget di un'azienda lo sa, puoi ottimizzare quanto vuoi sui costi delle infrastrutture; ma alla fine la parte più grossa sono i costi salariali. Per cui si va a cercare chi offre lo stesso lavoro, anche al limite con qualità minore, in Cina o in Romania.
Insomma, sul palco degli accusati di far licenziare forza lavoro nel paesi ricchi per creare aziende nell'Est ci siete voi (anzi noi, anch'io sto attentino ai soldi) che andate in giro e fate i confronti nei prezzi. Perchè dietro a quella radio mangianastri o dietro a quel paio di scarpe c'è un'azienda che fa la stessa cosa: confronta i prezzi dei lavoratori.
Qualcuno mi spiega perchè è immorale confrontare i prezzi dei lavoratori e scegliere quelli che costano di meno mentre è intelligente confrontare i prezzi dei prodotti? Sono due aspetti collegati aritmeticamente uno all'altro. Se è immorale uno, lo è anche l'altro.

5 comments:

Enoela said...

Non sono sicuro che questo ragionamento possa applicarsi a qualsiasi tipo di prodotto. La produzione, spesso, rappresenta una quota quasi trascurabile del costo finale, spesso ingigantito dalla distribuzione e ancora di piu' dalla pubblicità. Ha senso produrre delle scarpe (per es.) in estremo oriente, per abbassarne il costo da 20 a 2 dollari, quando il prezzo finale è di 150 dollari?

Anonymous said...

se non stesse cosi male si potrebbe dire che la colpa è della mammarosa® che fa avanti e indietro per il mercato e si segna i prezzi.
a me da ignorante piacerebbe sapere pero qualè la percentuale di stipendio che viene speso mensilmente in prodotti, e non in servizi o materie prime che è difficile abbattere delocalizzando (mutui, affitti, benzina, le eurozucchine o il famoso litro di latte). lo domando, non ho idea proprio di come funzioni per la famiglia media, mica tutti mangeranno rinunceranno alle primizie fuori stagione o tireranno fuori dal garage la bici per comprarsi il macbookair.
ruys

robsom said...

infatti un sacco di imbecilli comprano fiat e volano alitalia "perche' italiana" :)

gigino pilotino said...

alla fine la colpa è della massaia, abbiamo capito (siamo a posto con queste analisi.... siamo a cavallo proprio)

Carletto Darwin said...

Gigi', si può discutere sui punti. Io ti ho portato una serie di passaggi logici per provare ad inquadrare il fenomeno della delocalizzazione.
Magari possiamo parlarne, in dettaglio, invece di sparare così..