Qui si pensa che il metodo scientifico sia la base del progresso umano; che il relativismo scientifico sia la base della scienza moderna; e che Darwin sia un grande.

Wednesday, October 31, 2007

Governo finisce quando arbitro fischia

Standing ovation per la lettera di Barbara Spinelli al suo stesso direttore. Parole dirette e pesanti. È difficile citarne un pezzo solo, ma questo mi sembra decisamente spettacolare:
Mai ho visto tanta gente uniformemente invocare la fine d’una legislatura, e volontariamente servire il disegno di chi parla di democrazia ma non ne rispetta la regolamentazione.
Chapeau!

Tremonten

Per dare un'idea della differenza nella comunicazione politica che esiste tra paesi diversi, esistono modalità populiste (e.g. meno tasse per tutti, banconota da un Euro, più figa per tutti) e ci sono modalità di comunicazione molto dettagliata.
In Germania tiene banco da molto tempo ormai la discussione sui rimborsi dele spese di trasporto per andare a lavoro. In sostanza è la possibilità di presentare al commercialista o direttamente all'ufficio delle imposte i propri costi della tratta casa-lavoro-casa, siano essi una macchina, una bici o i mezzi pubblici. In base a una serie di calcoli, questi costi vengono rimborsati, ovvero detratti dalle tasse; e questo per ogni cittadino, non solo per le persone giuridiche.
Per darvi un'idea della discussione, l'anno scorso era stato introdotto un limite superiore al rimborso, ovvero solo chi percorreva una distanza maggiore a 20 Km aveva diritto. Ora si pensa di togliere il limite. E si discute di quanti centesimi di Euro debbano venir rimborsati per ogni Km.
Non scherzo, ma le trasmissioni televisive locali tipo Ballarò e i maggiori quotidiani (nella foto la FAZ, paragonabile al Corriere della Sera come orientamento) hanno come notizie principali e argomento di discussione se si debba rimborsare 30 centesimi, o 25 o 20 al Km.
Immaginate la stessa discussione con Floris e Tvemonti. Impossibile. Non so se dipenda dalla capacità intellettiva dei giornalisti e dei politici italiani; o dal fatto che la platea non riesca a digerire una discussione complessa su temi economici. O forse dipende dal grado di istruzione ovvero di cultura quadratica media, per cui certi argomenti non vengono mai presentati.
Resto il fatto che in Germania di discussioni di questo tipo ce ne sono in continuazione e le comunicazioni politiche ovvero le campagne elettorali si giocano molto di fino. Non c'è spazio per messaggi sempliciotti che poi, ovviamente, nel contesto di una società post-industriale, non si potranno mai e poi mai applicare. E che lasceranno sempre la via d'uscita al peronista di turno di dire: "eh, non ho potuto ridurre le tasse perchè l'UDC non me l'ha permesso"

Tuesday, October 30, 2007

Miti dell'infanzia: Vladimir Salnikov

Per chi come il sottoscritto ha calcato le vasche clorate negli anni '80 ci vuole poco a farsi venire la lagrimuccia nel pronunciare il nome di Vladimir Salnikov, il fondista russo che dominò la scena per tutto il decennio. Soprannominato lo Zar di Leningrado, o più semplicemente lo Zar, rimarrà famoso nella storia dello sport per aver abbattuto la soglia dei 15 minuti nei 1500 stile libero, ovvero sotto al minuto di media per ogni cento metri, durante la finale olimpica di Mosca nel 1980; tempo che gli procurò mezz'ora di standing ovation e stravolse rigido cerimoniale sovietico.
Salnikov non è però rimasto impresso nella mente di tutti gli sportivi solo per quell'impresa, ottenuta a venti anni di età; ma e soprattutto rimane unico per quello che riuscì a raggiungere negli anni successivi. Lui subì infatti quel doppio ricatto che gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica si fecero l'un l'altro alle spalle degli atleti: così come gli USA boicottarono le Olimpiadi di Mosca, altrettanto fecero i russi e i paesi del blocco orientale, non presentandosi a Los Angeles nel 1984.
Chi conosce le possibilità di carriera di un nuotatore, sa benissimo che saltare un'olimpiade a 24 anni vuol dire non solo aspettare quattro anni, ma praticamente appendere il costume al chiodo; perchè quattro anni in più a massacrarsi in piscina farebbe friggere il cervello a chiunque.
Allo Zar toccò la fortuna di sposarsi presto, e di sposarsi una laureata in psicologia e sport all'Accademia delle Scienze di Mosca. La Salnikova divenne l'allenatrice del marito proprio a cavallo di quel disastroso 1984, quando lui pensava decisamente di ritirarsi. E lo aiutò e motivò passo dopo passo per fargli ritrovare la concentrazione.
E non fu impresa facile. Allenarsi per più di 20Km al giorno, in acqua, quando si hanno più di 24 anni è massacrante. Sapendo poi che alla prossima olimpiade sulla carta di identità gli anni saranno 28. E, permettetemi il paragone, allenarsi con quei ritmi per più di un decennio vuol dire avere un'età atletica come un calciatore di 50 e passa anni.
Le Olimpiadi di Seoul arrivarono. E lui era alla sua terza partecipazione, visto che si era già segnalato giovanissimo a Montreal, ma agiograficamente era alla quarta. Dodici anni di storia agonistica. Fu l'Olimpiade delle levatacce, e quella della prima medaglia del nuoto Italiano, il bronzo di Bibi nei 400 misti.
Il russo era il più anziano in vasca e nessuno si era mai azzardato a vincere un oro olimpico nel nuoto a 28 anni; nessuno si azzarderà neanche dopo Seoul a farlo. In batteria aveva fatto registrare il primo tempo guadagnandosi la finale, stretto nella morsa dell'americano Matthew Cetlinski e dei tedeschi DDR.
Cosa scatta in testa ad un atleta di una certa età che non ha nulla da perdere e che dopo un terzo di gara si trova appaiato con altri campioni? Succede che, tra il boato dei diecimila spettatori presenti nell'arena, lo Zar cambia passo e si mette a girare un secondo più veloce degli altri per ogni cento metri. Li smonta uno ad uno e controlla poi nell'ultimo terzo di gara, andando a vincere.
Dopo la vittoria non tradisce neanche uno straccio di emozione, come l'altro 28-enne che ha appena vinto il mondiale con la Ferrari. Va sul podio. E si prende quella medaglia, che doveva essere sua 4 anni prima a Los Angeles.
Poi, a serata inoltrata, se ne viene in Caffetteria nel villaggio olimpico a mangiarsi un panino. Ci saranno state almeno duecento persone, tra atleti, allenatori e dirigenti. Tutti scattarono in piedi con le lagrime agli occhi e cominciarono un lungo ed appassionato applauso.
E lui a mangiare.

Dont say cat if you dont have it in the bag

Uno potrebbe anche capire che, visto che di politica non sanno parlare, si mettano lì a fare previsioni sul fatto che Prodi regga o no. Ma il fatto che nel sedicente centro-destra stiano lavorando alla lista dei ministri del prossimo governo fa pensare alla biografia di Hamilton.

Saturday, October 27, 2007

Virus teutonici

Sto facendo di tutto per ammalarmi, ma ancora non ci sono riuscito. Vado a riprovarci. Tra due minuti ritorno.

Friday, October 26, 2007

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo

Il Cardinal Biffi fa notare come, riferendosi alla mancata partecipazione della famiglia Moro ai funerali si Stato dello statista trucidato dalle BR, il loro dolore meritava ogni considerazione e ogni rispetto ma il loro rancore in quella circostanza li ha mal consigliati. Perché li ha indotti a disertare quel doveroso appuntamento, e così non hanno avuto modo di dimostrare davanti a tutti la gratitudine al Vicario di Cristo che pure aveva usato verso il loro caro e verso di loro ogni affettuosa attenzione.
Il fatto è che semplicemente che, in una delle lettere mandate a Zac, Moro chiese espressamente di non fare i funerali di Stato:
Per questa ragione, per una evidente incompatibilità, chiedo che ai miei funerali non partecipino né Autorità dello Stato né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno veramente voluto bene e sono degni perciò di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore.
Senza offesa, ma non rispettare il volere di persona condannata e trucidata mi sembra una forzatura enorme. La scorrettezza fu del governo, non della famiglia; senza dimenticare che quel giorno a San Giovanni addirittura non c'era il feretro.

Thursday, October 25, 2007

La fisica al volante / II

Il mese scorso si parlava della possibilità di vedere la fisica nel quotidiano e del fatto che la relatività einisteniana in effetti la si possa vedere poco, ma che in realtà è lei a guardarci sorniona quando utilizziamo un navigatore satellitare.
Quello di cui però non si parlò è il modo stesso in cui Einstein (a dirla proprio tutta su imbeccata di un fisico olandese poco conosciuto, Lorentz) arrivò a modificare la relatività e conseguentemente la gravitazione. Almeno in parte la storia di questa scoperta ha a che fare con un pianeta, Mercurio, e con lo studio del moto dei corpi celesti così come concepito da Newton. E, per farsi un'idea della situazione, bisogna ricordarsi che l'approccio Newtoniano ebbe per secoli un successo enorme. Successo garantito non solo da un'enorme sfilza di previsioni azzeccate al secondo. Newton aveva ricevuto postumo una specie di nobel-oscar-miss mondo, perchè due scienziati, Urbain Leverrier e John Adams, avevano scoperto Nettuno semplicemente utilizzando carta e penna basandosi su tutta una serie di curiosi errori che si trovavano nelle posizioni di tutti i pianeti. E lo avevano scoperto senza mettere l'occhio nel telescopio.
Però, come spesso nelle teorie scientifiche, c'era un rumorino, per dirla di nuovo come il capitano del Titanic. Il rumorino si chiamava "precessione al perielio di Mercurio". Un argomento assolutamente da iniziati e un problema che si misura solo con telescopi di una certa potenza. Per farla breve, Mercurio accellera in modo incostante durante il suo orbitare intorno al Sole.
Tornate indietro di un po' più di cento anni, mettetevi i vestiti dell'epoca, fatevi un giro per Parigi, e chiedetevi che cosa può importare a chi sorseggia un thè in un bel locale del fatto che un pianeta, Mercurio, mediamente in un secolo ha una curiosa e asimmetrica accelerazione notabile solo con i telescopi.
Niente, niente di niente. A nessuno importerà una benemerita baguette. E nessuno sarà disposto a finanziare costosi studi decennali per capire il fenomeno. E a dirla tutta, visto che le prime applicazioni alla portata di tutti si vedranno solo con i satelliti molti decenni dopo, è difficile dare torto. Perchè tolti 3-4 super centenari, nessuno ne ha beneficiato.
La cosa curiosa è che il fenomeno si sta ripetendo in questi ultimi anni da quando è stato identificato che due sonde Pioneer, lanciate negli anni settanta per studiare Giove e Saturno e poi allontanatesi nello spazio, hanno una curiosa accelerazione non prevista da alcuna teoria attuale. Sia ben chiaro, stiamo parlando di una misura infinitesima; se dovesse essere data in pasto ai nostri sensi, ci vorrebbero alcuni decine di migliaia di anni per averne una qualche percezione.
Però è un rumorino. Probabilemente, analizzando vecchi dati delle sonde oppure misure di altri navicelle spaziali, potremmo arrivare alla conclusione che si tratta di un problema della sonda stessa, ad esempio una piccola perdita di gas dal generatore a radio isotopi che ha fornito energia al satellite per decenni. Oppure no, e cioè indurrebbe una rielaborazione delle teorie einsteniane.
Ora, a chi oggi se ne sta seduto in un caffè a sorseggiare il suo cappuccino e ad addentare la sua briochina, che gliene importa? Nulla di nulla; se non che potremmo dire già molto sicuramente che, secondo gli attuali processi della scienza nel campo delle strutture miniscole, le nanotecnologie, un giorno potrebbero essere realizzati dei dispositivi miniaturizzati per effettuare delle operazioni mediche non invasive all'interno del corpo. E, che ci crediate o no, tali operazioni potrebbero essere guidate da una versione molto evoluta del GPS, capace di guidare il nanotubo nelle vostre arterie così come oggi il tomtom vi porta da Ariccia al centro di Roma, facendovi evitare gli incroci. E, così come per i satelliti GPS, potrebbe essere necessaria una comprensione dell'orbita molto precisa.
Ecco, capire quell'anomalia nella misura del Pioneer oggi, potrebbe avere dei risvolti epocali nella medicina. Dirlo sembra un azzardo, una scommessa ancora più pazza di quella di Räikkönen; ma non investire oggi per capire quel fenomeno, potrebbe tarpare le ali di un intero sviluppo della scienza e della tecnologia di domani.

Wednesday, October 24, 2007

Pollicino

Guardate il pollice della mano sinistra di Hamilton toccare il pulsante (del folle o dello start) poco prima di avere la panne che lo relegherà al 18esimo posto:

Chi sono gli altri nove?

Il campione del mondo Kimi Räikkönen oggi in un'intervista:
Abbiamo lasciato il Giappone con un distacco di 17 punti, senza la possibilità di combattere. Credo che avrei potuto scommettere che non più di dieci persone fuori dalla squadra credevano nelle nostre chance di vittoria finale, ma noi non per questo abbiamo mollato la presa. In un certo senso, crediamo nei miracoli.

Nessuno allo stadio

Ieri Repubblica ha pubblicato un articolo dettagliato sull'annosa questione delle "cifre della questura", ovvero di quante persone partecipano alle manifestioni. Nell'articolo, sulla base di considerazioni geometriche, ovvero che in un metro quadro ci stanno 3-4 persone, spara queste cifre: Piazza S.Giovanni contiene al max. 150 mila persone, il Circo Massimo sulle 300 mila e piazza Navona 90 mila e Piazza del Popolo 60 mila.
A me sembra che il calcolo sia logicamente corretto, considerare 3-4 persone per metro quadro, ma errato nella sostanza. Provo a spiegarmi:
1. Piazza S.Giovanni è un poligono complesso, e durante le manifestazioni tipo quelle del Primo Maggio, si riempie anche nelle vie limitrofe. La zona dietro alla Piazza, dove inizia via dell'Amba Aradam (che cos'è poi st'amba aradam non si è mai capito), è 150x100, la parte che collega alla piazza è un 120x50, la piazza stessa è un 300x300. Poi si riempiono alla grande i due stradoni, Via Carlo Felice e Via Emanuele Filiberto, rispettivamente 400x100 e 200x40. Senza contare tutte le viuzze laterali, arriviamo a 600 mila. Le vie laterali possono assorbire sicuramente cento-duecento mila persone. Tolto il caso del funerale di Berlinguer, dove c'erano le persone fino alla stazione Termini, diciamo che la cifra limite è sotto al milione.
2. Il Circo Massimo è facile. è lungo 621 metri e largo 118. Fanno veramente 300 mila persone. Però, chi ha visto cosa succede in un concerto o alla vittoria dello scudetto della Roma, sa che lo spazio intorno al Circo si riempie a dismisura. Per cui la quadratura aumenta di molto. E se una delle due dimensioni raddoppia, ad es 621 per 236, fa 600mila persone. Se invece si raddoppiano entrambe, arriviamo semplicemente a più di un milione.
3. Piazza Navona, un'arena lunga oltre 270 metri e larga circa 55, numeri alla mano fa al massimo 60 mila. In realtà di meno perchè la forma non è rettangolare. E ha poche possibilità di gestire persone ai lati.
4. Piazza del Popolo è un ellissoide, lato lungo 120 metri lato corto 100 metri. A spanne paragonabile ad una circonferenza di 110 metri di diametro, che fanno 40 mila persone, con la possibiltà però di avere uno-due migliaia di persone affluenti.
Senza offesa, ma, a parte le premesse, l'articolo è pessimo. E sì che oggi, con Google Maps e un righello, i due calcoli si possono fare stando seduti e senza scomodare la questura.

Tuesday, October 23, 2007

Il rosichiere

È un gioco a premi basato sull'invidia. Prende più punti chi rosica di più. Ecco, oggi ci sarei dovuto essere io a bordo. Per una serie di ragioni lunghe, non ci sono. Almeno vinco sul rosichiere.
Auguri immensi a Nespoli!

Quattro

Auguri, pezz'e'core.

E' solo un rumorino

In giro è piaciuto-molto l'ennesimo articolo del WSJ sulle questioni del global warming, articolo che ha scatenato il solito flare di discussioni e che purtroppo si aggiunge a tutta una serie di altri articoli ed editoriali monotematici. A me invece l'articolo e i commenti che ho letto in giro hanno lasciato l'amaro in bocca, un gusto di pasta scotta venduta al dente. Questo per due motivi: in primis semplicemente perchè ha citato una serie di studi non peer, con la storia del Kilimangiaro su tutte.
Ma soprattutto sono rimasto perplesso sullo stile dell'articolo, e dei post: che fanno finta di essere contro il main-stream, e lo fanno con distacco e con l'aria di chi la sa lunga, di chi non vuol fare il catastrofista.
Da queste parti si è più volte detto che la questione climatica è complessa e non è l'unica che gli essere umani stanno affrontando; e da queste parti si è più volte affermato che ci sono segnali complessi da interpretare. Però la risposta non è il far finta di essere contro il main stream: anzitutto perchè la lista di editoriali su tutti i maggiori giornali del mondo dimostra orami che il main-stream sta dalla parte di chi al GW non ci crede affatto, in modo purtroppo analogo a come il darwinismo sta soccombendo in favore del creazionismo e delle sue varianti.
Quello che però lascia interdetti è che questa posizione venga quasi sempre presentata in modo antimoderno: non si dice che biogna investire in ricerca; si dice che il fenomeno non c'è, e si presenta la discussione come una questione di pareri; della serie "la mia opinone contro la tua", la Roma è meglio della Lazio, l'Inter è meglio del Milan.
Non mi stancherò mai di dirlo, ma la scienza non è una questione di pareri, di controbilanciare le posizioni, di discussioni su chi è più bravo; la scienza non è un processo democratico. La scienza è invece un processo di misura e di astrazione. Controbilanciare una posizione tanto per farlo, per farci sentire contro il pensiero comune o per partito preso è un non senso scientifico. Se lo si deve fare, lo si fa con numeri alla mano, con studi e misure, complessi ma possibili.
Altrimenti sono opinioni, come quelle del capitano del Titanic. E sinceramente di prendere delle decisioni epocali basandosi sull'opinione di questo e quello a me non va.

Monday, October 22, 2007

Lo sport piu bello del mondo

Alla fine sei tutto sudato. Ma non perchè hai guidato tu. No, sei sudato perchè un'ora e mezza così non la regge nessuno.
E poi è difficile convivere con quella sensazione che ce l'avremmo fatta. Sensazione che era lì anche quando eravamo sotto di 26 punti, la più grande rimonta della storia della Formula 1. Però 7 punti in una gara, 17 in due. E tutto in scioltezza, senza una grinza, senza un urlo, con quella faccia senza sorrisi.
Da sportivo, da amante sempiterno della tecnologia e delle sue meraviglie, la Formula 1 rimane lo sport più bello del mondo. Quando l'emozione supera la velocità, la macchina rossa taglia il traguardo e il delirio scoppia, vorresti essere lì ad abbracciarli tutti. E non riesci a trattenere quel misto di felicità e commozione.
Nessuno ci credeva, e forse eravamo rimasti solo io e Kimi. Però nessuno ha mollato. Hanno costruito una gara tranquilla e perfetta e hanno messo sotto pressione gli avversari storici, che sono andati in brodo. E quando la vittoria è diventata chiara, sono stati lì ad aspettare tranquilli e sereni.
Di certo c'è un Italia che non sopporto più da tanto tempo; i furbi, quelli che ti spiegano dove abiti, quelli che le tasse io non le pago, quelli che il lavoro è un'idiozia da evitare, quelli che la ricerca non la finanzierebbero neanche con una briciola, quelli à là Peròn. Però c'è anche un'Italia che adoro, una che non molla mai, che lavora tantissimo, che ci crede anche quando nessuno ci crede; un'Italia magari di minoranza, ma un'Italia che racconta di storie incredibili al mondo intero.
A voi va il grazie di chi vive lontano, ma ancora il tricolore appeso in una stanza, e magari anche la bandiera della Ferrari; a voi, Fabio Grosso, Lippi, Montezemolo e Domenicali, va un grazie di cuore.

Sunday, October 21, 2007

And we'll keep on fighting 'till the end

Grazie Kimi!
Grazie a Felipe Massa, a Jean Todt, a Domenicali, a Baldisserri, a Luca Cordero. Grazie a tutti i ragazzi ai box e a Maranello. Grandiosi.
Grazie all'Italia che adoro!

Egoismi fordiani

Intervista molto sincera ad un industriale di Ascoli Piceno, Enzo Rossi, che ha provato a ridursi lo stipendio a livello di un suo operaio, e ha capito che così non si campa; simpatico soprattutto quando capisce un concetto che Ford applicò quasi un secolo fa e che sfugge ancora a molti industriali italiani:
E poi, lo confesso, io ho aumentato i salari anche perché sono un egoista. Secondo lei, come lavora una madre di famiglia che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà la testa, durante il lavoro? Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. E' giusto che siano ricompensate.

Lavorare vuol dire dare una fetta enorme della propria vita. E questo deve portare soddisfazione, salariale, materiale e mentale.
Altrimenti è anzitutto un'inutilità sociale, e ci perdono tutti a cominciare dall'imprenditore medesimo. Secondo poi toglierebbe il retrogusto morale della vita.
Imparare dagli imprenditori di successo mondiali non guasterebbe; e guardare i salari delle persone che lavorano nelle aziende di successo sarebbe anche un bene.

Friday, October 19, 2007

Amarsi un po'

La sonda Rosetta si sta avvicinando alla terra per un altro dei suo molteplici gravity assist della sua lunga traiettoria che la porterà alla cometa Churyumov-Gerasimenko nel 2014 (nella foto la Rosetta riprende marte e un pezzo di se stessa).
La tecnica, sviluppata dall'incredibile gruppo di matematici russi che negli anni '50 e '60 lavorava a stretto contatto con gli ingegneri che sfidarono gli USA nel capo della ricerca spaziale, consiste nell'avvicinarsi ad un pianeta nel senso della sua rotazione attorno al sole ad una velocità maggiore di quella di rivoluzione intorno al sole medesimo e a sfruttarne la velocità come in un effetto fionda.
Il trucco permette di guadagnare velocità e di poter raggiungere il corpo celeste in un tempo minore, ovvero di trasportare più materiale scientifico a parità di razzo di lancio. Fu applicato per la prima volta negli anni '70 con la sonda Mariner 10: la sonda aveva nel suo piano di volo di sorvolare Venere. Con una letterina di un paio di paginette, il fisico italiano Giuseppe Colombo propose alla NASA di usare l'effetto per cambiare l'orbita e visitare Mercurio oltre che Venere. Un risultato scientifico enorme e ancora non egugliato, visto che il pianeto più interno del sistema solare da allora non ha ancora ricevuto altre visite.

Thursday, October 18, 2007

Destra italiana e scienza

Il rapporto tra la destra italiana è a dir poco scioccante e dimostra su quale base di valori si muovono:
Se c'è da fare gli sciovinisti, come alla nomina di un nobel americano che per caso era nato in Italia, allora tutti lì a incensare. Se però poi si trovano a parlarci con quei Nobel, i risultati sono decisamente beceri. Dopo la storia di Rubbia, adesso tocca alla Montalcini, rea di pensare e addirittura di agire nel dettato costituzionale.
Premesso che il sottoscritto con le destre europee (francese, spagnola, inglese e tedesca) si trova democraticamente a suo agio, una domanda mi agita il terzultimo neurone a destra: come fanno quelli bravi e intelligenti a votare per questa gente? Capisco che a sinistra lo spettacolo a volte non è dei migliori, ma come non si fa a sentire i limiti di questo tipo di azioni politiche?

Tuesday, October 16, 2007

Giornalisti con le suole dure

Alcuni giorni fa Daria Bignardi raccontava di una bella discussione tra Roberto Saviano e William Langewiesche sul giornalismo alla festa del settimanale Internazionale; e del modo con cui l'americano raccontava il suo essere giornalista:
Primo. Decido di che cosa mi interessa scrivere, chiedo al direttore se gli va e quello mi dice sì.
Secondo. Mi prendo tutto il tempo e i soldi che servono per andare sul posto e starci quanto mi pare.
Terzo. Vado, chiedo, tocco. Registro e prendo appunti con moderazione. A questo punto, con arroganza scrivo la mia visione della realtà delle cose, ben sapendo che la realtà è complessa e che raccontarne una sola non può essere altro che arrogante e pieno di limiti.
Quarto. Scrivo, e alla fine ci metto un punto.

Risultato di questo metodo: inchieste, pareri diversi, modi di vedere scomodi e chiappe non attaccate alla scrivania. E se cerchiamo in Italia, i giornalisti di questa fattura li contiamo sulla punta della mano; sulla mia mano ce ne erano tre: D'Avanzo, Gatti e Rocca. Da qualche settimana alla mia lista si è aggiunto Mennitti e il suo girovagare per l'Europa dell'Est.
Forse ne ho dimenticato qualcuno, anche due o tre. Ma tanto a fare la lista non arriviamo a più di dieci. Il resto se ne sta dietro alla scrivania a leggere le agenzie e a scrivere pezzi che poi il direttore e il redattore di turno faranno rientrare nella linea editoriale, di modo tale che il politico o l'imprenditore di turno non si sentano in pericolo; oppure, ancora peggio, a mettere a posto graficamente le veline di questo o quel personaggio.
Non so se agli altri è chiaro che in capo ad un tempo molto ristretto la loro funzione sarà sempre più limitata, visto che alle veline non è interessato nessuno e visto che le agenzie e le informazioni dirette sono già disponibili. È solo una questione di propagazione tecnologica di strumenti e canali, ma io se fossi in loro mi preoccuperei per il posto di lavoro.

Monday, October 15, 2007

Italians do it better / 3

Finisco la serie di citazioni per lo più divertite sul modo con cui la stampa italiana riporta le assegnazioni dei Nobel con quello sull'economia, che pare sia stato assegnato a tre studiosi americani, anzi no gli USA fanno il pieno, anzi no un trio americano, anzi no tutto americano; senonchè uno dei premiati è nato in Russia da famiglia polacca, a cavallo della rivoluzione bolscevica; ha studiato e si è laureato a Varsavia, poi ha continuato gli studi a Londra e in Portogallo. Durante la seconda guerra mondiale si è infine trasferito negli USA.
Insomma, una manna per il giornalista quadratico medio italiano. Che però si è fatto sfuggire l'occasione di un titolo alla "Nobel per l'Economia, 5 Nazioni festeggiano".

Nascere prima delle religioni rivelate

Il fascino storico delle religioni rivelate e le loro consequenze sulla storia dell'uomo sono stati e saranno sempre al centro del dibattito filosofico e scientifico.
Però c'è un aspetto interessante nella loro disposizione temporale: sia lo Zoroastrismo che l'Ebraismo, il Cristianesimo chee l'Islam si sono sviluppate in un periodo che copre circa due millenni a partire da circa il 1000 aC e, nei loro testi sacri, coprono un periodo che va fino a circa il sesto millennio aC.
Considerando che la teologia meno conservatrice e redrograda si è ormai sincronizzata con la visione degli eventi misurata dai sistemi a radiodatazione, che fissano la comparsa dell'Homo Sapiens Sapiens a circa 100 mila anni fa in Africa, e la sua affermazione sugli altri ominidi a circa 30 mila anni fa, sorge spontanea una domanda: che ne è dal punto di vista religioso e della salvezza dell'anima delle persone nate prima della rivelazione?
Questo mi fa venire un altro dubbio sull'afflato dei religiosi che portano la religione rivelata a coloro che non la conoscono: partendo dal concetto che trasmettere geograficamente la propria religione rivelata è sacrosanto ed è un bene, come ci si deve comportare con una trasmissione retroattiva della stessa religione a coloro che sono vissuti prima della rivelazione?
Sono essere umani di serie B coloro nati diciamo nell'anno 25456aC? Mi verrebbe da pensare addirittura di serie C, visto che in fondo a coloro che sono nati negli ultimi millenni è stata data la possibilità di conoscere la religione rivelata, mentre a coloro che sono nati prima questa possibilità non è neanche stata data.

Sunday, October 14, 2007

La Barriera del suono

Sessant'anni fa una delle stelle dell'aereonautica militare statunitense riuscì in una delle imprese storiche della storia dell'aereonautica: superare la velocità del suono. Il pilota, un 24enne super esperto di missioni durante la seconda guerra mondiale, è Chuck Yeager, senza dubbio uno dei più esperti della storia.
Famoso durante la seconda guerra mondiale per spaventare i piloti tedeschi avvicinandosi ai loro aerei e mandandoli in panico, ha ispirato una generazione di piloti e tutti la prima serie di astronauti della NASA; lui stesso è rappresentato ombroso e spaccone in "The right stuff", quando la fama e la gloria dei primi astronauti statunitensi superò la sua. E a lui è dedicata la scena di Top Gun in cui Tom Cruise si avvicina al Mig russo in volo rovesciato.
Chuck Yeager entrò a far parte del gruppo ristrettissimo dei test pilot dopo la seconda guerra mondiale, quando quella carriera era vista come un modo per fare salti di carriera e per sfidare se stessi in record di velocità e altitudine. E fu il carattere più forte di una generazione che portò agli Stati Uniti la tecnologia e la metodologia per poi conquistare lo spazio.
Tutto cominciò quando la NASA era NACA, National Advisory Committee for Aeronautics; e tutto ruotò per due decenni sulla serie di aerei X. La tecnologia era l'esasperazione dei test effettuati dai nazisti tra la fine degli anni '30 e la fine del regime e consisteva in un cruise, ovvero un missile controllato e non balistico, a cui erano aggiunte un paio di ali stabilizzatrici, un joystick e un pilota con tuta pressurizzata.
Erano anni in cui i test pilot salivano su questi mostri incontrollabili e si facevano portare sù in pancia ad un B-52 ad una quota di 40mila piedi. E poi via, razzo a tutta birra e evoluzioni in picchiata. Erano anni in cui le famiglie vivevano vicino alle basi segrete dove si facevano i test e partecipavano una volta a settimana alla cerimonia funebre di uno dei colleghi. Erano anni in cui gli Stati Uniti investirono a pioggia denaro pubblico perchè avevano capito che sì la libertà, sì la democrazia, sì le belle parole, ma si vis pacem, para bellum.
E la guerra si sarebbe combattuta sul fronte tecnologico. Vincerla voleva dire avere sistemi propulsivi e di controllo che permettessero di muoversi a velocità sempre più alte. E per questo ci fu un'escalazione che può essere percorsa rileggendo tutta la serie degli X, dall'X-1 all'X-15, l'aereo razzo che superò il limite dello spazio (i 100Km) e fece avere le stellette di astronauta a molti piloti di test.
Quel giorno di ottobre del 1947, Yeager si mise dentro a quel mostro di quasi 10 metri di lunghezza e, in barba a tutti i dolori per una caduta da cavallo, e raggiunse Mach 1.07. Ci avevano provato in tanti per decine di volte. Ma sempre la stessa storia: vibrazioni a non finire che rendevano il mostro incontrollabile, stress dei materiali che spezzavano le strutture trasversali, una sequela di morti. Però quel giorno alla fine ci riuscì. E quando scese dall'X-1 non tradì la sua spacconaggine affermando che in realtà la vera sfida era per Mach 2. Sfida che perse nei confronti dell'odiato amico-nemico Scott Crossfield. Tornò al servizio attivo e guidò tutta una serie di Stroms fino a raggingere il grado di Generale fintanto che un pilota indiano non lo tirò giù durante una delle guerre del Bangladesh.
Lui i sessant'anni dell'evento li ha festeggiati qualche giorno fa a modo suo: a 84 anni ha indossato casco e tuta pressurizzata, è salito su di un F-16 e ha di nuovo superato la barriera del suono.
Respect.

Saturday, October 13, 2007

Guardarsi indietro

Nel 2003 uno degli orbiter attualmente impegnato nello scandagliare la superficie di Marte, il Global Surveyor. prese una foto bellissima di come potrebbe apparire la Terra e Giove viste con un piccolo telescopio di un ipotetico osservatore su Marte.
Di Giove si avrebbe la visione storica che impressionò Galileo stesso e che lo portò a capire che il pianeta gigante era un sistema solare in miniatura; tre dei quattro satelliti medicei, Callisto, Ganimede e Europa sono lì a danzare in quel modo indescrivibile che può capire solo chi li ha visti al telescopio. Una di quelle visioni che rivoluzionò la posizione filosofica della Terra nello spazio e che gli causò tanti problemi con la istituzioni dell'epoca.
Quello che però toglie il fiato è la Terra medesima, della quale si distinguono addirittura i continenti americani, accompagnata dalla Luna. Di immagini della Terra dallo spazio ne esistono tante versioni, prese da astronauti o da sonde. Questa però è presa dal futuro; un futuro nel quale metteremo il piede su Marte. E guarderemo sù, come abbiamo fatto per centinaia di generazioni. Solo che non vedremo il cielo che conosciamo, ma la culla dove siamo nati, con un danzante gioco di fasi. Sono le immagini che ripagano gli sforzi e gli impegni di un genere come quello umano; come a guardarsi indietro e dire orgogliosamente: io vengo di lì.

Friday, October 12, 2007

Riconoscere il genio

Con quell'accento che mi riporta alla mia prima vita, la seconda puntata di Zoro alle prese con PD.

Giornalisti da passeggio

Oggi nella Home Page di Panorama il titolista si azzarda in un
Il successo scontato del giovane Walter alle primarie per il Pd lo porrà davanti al dilemma: “il vecchietto dove lo metto?”.
Chissà quando tireranno fuori il coraggio dalla penna per dire la stessa cosa dell'altra parte politica, ancora adesso sotto scacco di un tizio che è di 3 anni più vecchietto di Prodi.

La storia

A volte è generosa. Ti toglie la presidenza; poi ti da un Oscar e un Nobel. Bravo Al.

Thursday, October 11, 2007

Le tasse sono bellissime

Le parole di TPS pronunciate qualche giorno fa ovviamente hanno scatenato gli istinti vetero-me-ne-frego di un certo tipo di destra italiana. Ovviamente si può discutere sull'efficienza, si può discutere sulla quantità, si può discutere sul modo di spendere. Ma non essere d'accordo con TPS È sostanzialmente antistorico.
Malgrado qualcunque liberista da passeggio vi potrà ammorbare con frasi alla "potrebbero essere finanziate da un privato", resta il fatto che i progressi scientifici e tecnologici dell'ultimo secolo sono stati in buona parte finanziati dallo stato (qui il database dei premi nobel finanziati con soldi pubblici); la libertà di vivere e di comunicare di cui godiamo e l'infrastruttura che usiamo per vivere è frutto di quel bilancio tra guadagno e socialità che si chiamano tasse.
Quello che a me sfugge è che se uno si dichiara liberista e pragmaticamente pone la libertà dell'individuo e l'individuo stesso al centro dell'azione politica, allora dovrebbe anche pragmaticamente capire che le tasse sono un mezzo per raggiungerla quella libertà.

Effetti serra

Siamo abituati a sentirne parlare giornalisticamente male, ma l'effetto serra è un complicato fenomeno fisico che riguarda tutti i pianeti provvisti di atmosfera, ed ha una dinamica piuttosto complicata.
Per farla breve, un pianeta riscaldato da una stella si comporta a sua volta come un corpo emettitore; questo non solo nel modo noto a chiunque abbia visto un pianeta di notte, cioè riflettendo la luce del sole. Ma soprattutto perchè il sole lo scalda; e, una volta scaldato, emette in base ad un principio fisico detto radiazione da corpo nero. È un fenomeno un po' strano, ma lo potreste paragonare alle emissioni di un antenna; solo che queste avvengono spontaneamente, e non perchè voi parlate o mandte sms.
La radiazione riemessa dalla terra, in quanto anntennina, viene di nuovo intercettata dall'atmosfera, in particolare da alcune molecole che ricevono come fossero dei cellulari riceventi; e nel ricevere si scaldano.
La questione sulla terra ruota principalmente intorno all'anidride carbonica, fatto ormai risaputo. Su Venere invece, ed è scoperta dovuta alla Venus Express, è dovuta anche ad un isotopo dell'anidride carbonica, ovvero ad una molecola anch'essa di Carbonio e Ossigeno CO2, ma con un numero di neutroni diverso.
Per scoprirlo si è usato uno dei due esperimenti scientifici gratuiti imbarcato in ogni satellite: il limb sounding (l'altro è il trasmettitore che manda le informazioni a terra); si è cioè osservato il sorgere del sole dopo un eclissi provocata dall'allineamento satellite artificiale-venere-sole; dall'analisi dello spettro del sole si è capito che il CO2 non esiste su Venere solo in forma normale, ma anche in forma di isotopo.

Wednesday, October 10, 2007

Italians do it better / 2

Come detto ieri, è partita la corsa tra lo sciovinismo e il baciapilismo, appena qualcuno dei giornalisti italioti si è accorto su quale fronte lavora il nobel statunitense Mario Capecchi. In pole il Foglio, che oggi ci delizia con una spiegazione del motivo per cui si usano i topi da laboratorio:
Esperimenti di questo tipo – anche questo è necessario puntualizzarlo? – non potrebbero mai essere condotti sull’uomo, a meno di non voler allevare stirpi di persone, previi opportuni accoppiamenti, geneticamente modificate per osservarne le alterazioni nella crescita.
Grazie per la spiegazione. Nei laboratori di tutto il mondo praticamente in tutti i campi che interessano la fisicità dell'uomo (medicina, chirurgia avanzata, prodotti estetici, ...) si usano i topi da laboratorio (ah, già, si chiamano da laboratorio). Proprio perchè su di loro si può sperimentare senza restrizioni, legislative o morali. E le ricerche sui topi hanno già fruttato, prima di Capecchi, ben 17 premi Nobel.
Il problema è che, come per ogni studio, alla fine si dovrà applicarlo all'uomo. E, chiunque abbia letto un protocollo di ricerca su un essere umano lo sa, purtroppo si deve sperimentare sull'uomo. E lo stesso toccherà farlo con le staminali, altrimenti i protocolli dei medicinali non avranno senso.
Continuo Giulianone:
Se volesse, infine, Capecchi potrebbe lavorare anche con staminali embrionali umane, perché negli Stati Uniti quella ricerca non è vietata, ma solo soggetta a limitazioni di fondi federali. Ma finora, guarda caso, non l’ha fatto, perché non ne ha avuto scientificamente bisogno: per capire meccanismi e sviluppo di importanti malattie genetiche sono stati più che sufficienti – anzi, decisivi – i suoi studi sulle cellule staminali embrionali animali, che gli hanno consentito di sviluppare una tecnica diffusa oramai in tutti i laboratori del mondo.
Ovviamente non riporta il pensiero del Capecchi stesso sulla possibilità di lavorare sugli embrioni umani negli USA; pensiero che cito testualmente:
Capecchi made it clear he did not support the Bush administration's restrictive policies on human stem cells.
"I think stem cell therapy has enormous potential," he said. "It's a crime not to actively pursue it."

Ma la frase che mostra di più il baciapilismo e che dimostra che Giulianone non sa di cosa parla è quel "perché non ne ha avuto scientificamente bisogno". Manca un "ancora". La frase corretta dal punto di vista medico è "perché non ne ha avuto ancora scientificamente bisogno".

Energia e liberta'

Da Marco oggi c'era questa bella fotografia presa a Cuba. Parla della riconversione di parte dell'industria del trasporto statunitense alle biomasse alle tematiche legate alla produzione di energia.
Capisco il motivo per cui si possa scrivere il cartellone, e in fondo la retorica ci sta tutta. Però un paio di considerazioni mi vengono spontanee, partendo dal presupposto che la discussione è tra primo e secondo mondo (di cui Cuba fa parte), mentre la diatriba si farebbe molto più complessa nel caso parlassimo di un confronto tra i 3 mondi:
1. Le biomasse sono un concetto sviluppato in Brasile e a Cuba stessa; sono paesi che hanno una forte insolazione e hanno prodotti agricoli ad alto potere calorico (la canna da zucchero su tutti). E sono un concetto che è stato vantato per anni come moralmente ed ecologicamente migliore dei combustibili fossili. A ragione, visto che hanno un minor impatto di gas serra (anche se non nullo).
2. Al primo mondo è stata spesso rinfacciata l'esasperata politica degli idrocarburi, del neocolonialismo annesso e di tutte le guerre che sono state fatte per l'oro nero. Ora rinfacciargli la riconversione mi sembra un po' forte.
3. Visto che qualsiasi forma di energia venga usata nel primo mondo crea casini, magari verrebbe un po' da chiedersi il motivo. Non c'è dubbio che, considerazioni sull'efficienza dell'uso a parte, tre quarti dell'energia se ne va via in una ristretta cerchia di paesi. Dove va a finire? Più della metà è per usi industriali. Il resto per uso privato. E mentre la prima è comune a tutti gli approcci economici, a Cuba come a NY, nella seconda ci sono delle differenze strutturali tra i mondi. E questa differenza si accentua sempre di più negli stati più ricchi.
4. L'uso privato dell'energia è una questione molto delicata. A chiunque si sia messo lì a fare i calcoli, è risultato subito evidente che tra elettricità domestica e trazione privata, una famiglia quadratica media ha un consumo di energia enorme. Difficilmente producibile con fonti alternative. A fare poi i calcoli per bene, escono fuori un paio di colpevoli: il frigorifero su tutti. Seguito dalla lavatrice, la lavastoviglie, l'essiccatore e l'automobile.
Da questa analisi schematica viene fuori la differenza tra primo e secondo mondo. Non nella produzione industriale, che è avviata nell'uno e nell'altro e che ha analoghi valori di efficienza energetica pro capite. Ma nel consumo privato pro capite.
A mio parere, quello che si attaccava nel cartellone, dando per scontato che tutti sanno il legame tra domanda e prezzo, è in realtà lo stile di vita privato della famiglia americana del Nebraska o dell'hinterland parigino. Ora, non per rispondere a retorica con retorica, ma quella differenza sta in due punti: la liberazione della donna dai lavori domestici che le bloccavano la giornata (gli elettrodomestici) e la possibilità sia dell'uomo che della donna di spostarsi per andare a lavorare. Perchè sostanzialmente questi due fattori stanno dietro a quel consumo energetico che storpia così tanto i mercati, sia del petrolio che dell'uranio che delle biomasse.
Finisco con la domanda delle cento pistole: come dobbiamo interpretare il cartellone? Come un invito ad alzare i consumi privati anche nel secondo mondo, aumentandone la libertà privata; o a ridurre quelli del primo mondo, riducendo la libertà privata?
Per parte mia mi viene da contraddire Quelo.

Tuesday, October 09, 2007

Italians do it better

Divertentissimi i titoli con cui è stato presentato il Nobel assegnato a Mario Capecchi, pioniere della ricerca sulle staminali. Si va da un modesto italo-americano di Stampa e Repubblica ad un improbabile italiano nel titolo ma italo-americano nell'articolo del Corriere fino ad un duro e puro italiano trasferito negli USA del Giornale.
Non per fare le pulci, ma Capecchi è un cittadino statunitense, che lì ha vissuto e studiato dalla prima infanzia; al massimo si potrebbe scrivere di origini italiane, come ha giustamente fatto notare Mussi. La stessa cosa accadde a Giacconi per il nobel sulla fisica e anche lì giù a sperticamente per il suo essere italiano.
La frase di Giacconi stesso a commento del suo Nobel del 2002 vale qui più di mille sciovinismi a scoppio ritardato: «Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da dipingere. Io, quando ero in Italia, non avevo un muro... Per questo sono venuto via».
Dal racconto poi che Capecchi stesso fa della sua tremenda infanzia, costellata da anni di girovagare tra orfanotrofi, e del suo emigrare a 9 anni con la madre appena ritrovata in direzione degli USA, in realtà stiamo parlando di una storia puramente americana. C'è tutto il concentrato del sogno americano in quel we were on a boat to America ... I literally expected roads to be paved with gold. What I found was, it was a land of opportunity.
Land of opportunity: quello che l'Italia purtroppo non è stata per tutto il secolo scorso, costretta tra sciovinismo e menefreghismo, tra fascismo e populismo. E che purtroppo non è ancora.
Per quanto riguarda infine il motivo del Nobel, in questa orgia collettiva di auto-compiacimento i giornali della sedicente destra italiana non hanno fatto caso che sostanzialmente si sta parlando di modificazioni programmate della specie basate sulle staminali non adulte: il premio infatti è stato assegnato per le scoperte sul gene targeting, ovvero il metodo che permette modificazioni selettive dei geni; e che in questi anni è stato applicato ai topi per far nascere tutte le combinazioni possibili di topolini basandosi su le corrispondenti combinazioni del DNA. Tecnica che è alla base sia dei medicinali "genetici" sia di possibli derivazioni selettive sul topo medesimo e in futuro su altri mammiferi, compresi i primati e l'uomo.
Appena se ne accorgono c'è da farsi due risate a vedere il confronto tra lo sciovinismo e il baciapilismo; vedremo chi vincerà.

Monday, October 08, 2007

Kimi ama, aspetta fino alla fine

Tutta la stagione era stata una lotta a quattro. Poi, verso il finale, il brasiliano era uscito matematicamente dai giochi. Erano rimasti in 3 a giocarsi tutto all'ultima corsa. Al primo posto l'inglese amato e coccolato dalla scuderia inglese. Tutti lo volevano campione, tutti lo amavano; e lui amava tutti.
Dietro di lui il focoso latino, che sapeva correre ma sapeva ancor meglio parlare coi giornalisti. Era un continuo di battute affilate, di pesanti commenti, di parole a forma di stiletto.
Al terzo posto, in gara solo matematicamente per via del gran distacco di punti, un tizio freddo e distaccato. Lo coinvolgevi rararamente nelle discussioni; lui ne aveva viste di cotte e di crude e non pensava che al proprio lavoro.
Per i pivellini che pensano che questa sia la descrizione della stagione 2007, sappiano che invece si parla del 1986, praticamente una fotocopia perfetta dei mesi appena passati. E sappiano che vinse il terzo, quello su cui nessuno puntava. Perchè i due galletti nella scuderia inglese fecero troppo i polli.

Sunday, October 07, 2007

Sputnik

Nel revival degli articoli sul cinquantenario del lancio del primo satellite, si segnala il Giornale, con un pezzo centrato sulla questione scienza-politica. E si parla del fatto che i russi non scoprirono le fasce di Van Allen:
Come mai gli Sputnik non captarono quelle radiazioni? Il primo non aveva alcuno strumento a bordo. Lo Sputnik II trasportava con sé un registratore a nastro, un radiotrasmettitore e un paio di contatori Geiger: ma il registratore era guasto.
Lo Sputnik 1 in realtà aveva un complesso strumento per la misura di eventuali impatti dei micrometeoriti. Ricordiamoci infatti che la principale discussione in quegli anni non era se ci fossero le fasce (che non erano state scoperte e furono un effetto di serendipity) ma se un oggetto nello spazio avrebbe resistito ai continui impatti di micro/macrometeriti. Lo strumento era composto dal satellite stesso, messo sotto pressione e da un misuratore di temperatura e pressione. I valori erano codificati nel mitico "bip bip". E permisero di stabilire, per tutta la durata delle batterie che il satellite non fu colpito da alcun meteorite.
Lo Sputnik 2 portava un geiger e non aveva alcun registratore a nastro (tantomeno uno guasto); portava anche degli spettrometri. E misurò le fasce di Van Allen: infatti il geiger riportò un incremento nelle misurazioni nelle orbite alte. Che però nessuno nell'entourage russo interpretò nel modo corretto. A questo si aggiunse il fatto che l'apogeo ce lo aveva sopra l'Australia e i russi non diedero agli scienziati australiani il codice di decodifica del segnale. Privandosi così delle misure (ancora maggiori).
Il registratore a nastro fallì nello Sputnik 3. E qui sta la storia della scoperta americana. I russi ebbero un ritardo di un anno nell'assemblaggio del terzo satellite, per via di problemi di integrazione. Lo Sputnik 3 sarebbe dovuto essere il primo satellite russo ed era pieno zeppo di strumenti sceintifici. Gli americani stessi non erano sicuri delle misure degli Explorer, in quanto il contatore Geiger andò fuori scala durante gli apogei. Il team che produceva il registratore, malgrado tutti sapessero che era difettoso, continuò a dirsi sicuro del funzionamento dello stesso. Invece si ruppe poco dopo il lancio, probabilmente per problemi di vibrazioni.
Tutto l'articolo, basandosi su questi due fatti, ricama sopra all'interferenza tra politica e scienza. Bella forza. Per finanziare quei progetti tutti, da Von Braun a Korolev, andavano col piattino dal politico di turno, sia esso Hitler, Stalin o Ike. Se fallimento ci fu, non fu politico, nè di interferenza politica. I russi avevano un'enorme capacità missilistica, ma non erano al passo nè nell'elettronica nè nell'integrazione. Ebbero tanti altri successi; ma alla fine, raddoppiando la posta come fece JFK, non ebbero possibilità. Troppe contraddizioni nel sistema.

Montezemolo for president

Per chi capita spesso da queste parti non sono nuovi dei commenti forti sul modo di intendere il lavoro e l'impegno al di là delle Alpi. E questo non per partito preso, ma per la considerazione che la cultura ed il genio italico sono state per l'intera storia dell'umanità un riferimento unico praticamente nell'intero scibile. Il secolo scorso, dall'avvento del fascismo e poi con l'Italia repubblicana (in versione con e senza banane) ha tolto dalla scena mondiale quella cultura, rilegandola ad un ruolo di provincia dell'impero e costringendo all'emigrazione quasi la metà della popolazione.
Ci sono tantissime isole di genialità, di impegno, di metodo; isole vincenti. Quella di cui emozionalmente si parla oggi sta a Maranello e ha i nomi di Luca di Montezemolo e Jean Todt. Ai due, insieme all'intero team della Ferrari, in poco più di un decennio è riuscita l'impresa di riportare il cavallino ad un livello che non ha mai avuto.
Non vi fate ingannare quando parlano dei "fasti di un tempo". La Ferrari non ha mai vinto così. Nel periodo Todt-LCDM (1992->oggi) ha collezionato praticamente la metà delle vittorie (97 delle 200, con la duecentesima festeggiata oggi da ice man). La centesima l'aveva festeggiata Prost nel 1990 al Gran Premio di Francia. E portò il conteggio a 101 la settimana successiva a Silverstone. Per farne cento la casa di Maranello aveva impiegato 40 anni. E aveva passato periodi molto negativi. Dai quali si era ripresa, ma spesso tutto sulle spalle di una persona una, Mauro Forghieri.
Forghieri rappresentò il massimo della genialità motoristica, essendo in grado, unico fra tutti gli ing, di progettare la monoposto da cima a fondo. Ma le sue pur incredibili performances non sono paragonabili allo spirito di gruppo che hanno portato Montezemolo e Todt. E i risultati parlano da soli, malgrado quest'anno non ci sia più Schumi.
Qual'è la ricetta per tornare ad essere la cultura ombelico del mondo nel 21 secolo? Il lavoro, l'abnegazione, lo studio, la serietà, la fiducia negli altri. Tutte parole che ci hanno tolto quei tre-quattro personaggini che hanno attraversato il secolo scorso e che potremmo riprenderci se di colpo ci scordassimo delle stupidaggini che hanno detto loro; se li dimenticassimo e li consegnassimo alla cronaca.

Friday, October 05, 2007

Meglio di Luciano de Crescenzo

Un post scritto qualche giorno fa sugli effetti relativistici legati alle misure del GPS è finito sul Corriere City (pag. 11), nella rubrica di Stefano Gallarini. La citazione è tutto un programma:
La scienza alla portata di tutti in questo blog dedicato A Charles Darwin, padre
dell’Evoluzionismo, e da cui traspare una fiducia (quasi) cieca nelle “magnifiche sorti e progressive” dell'Uomo. Meglio di Piero Angela.
Sulla fiducia cieca nelle “magnifiche sorti e progressive” dell'Uomo mi sento di porre la firma. Però Piero Angela è inarrivabile. Poi io sono Ing. Mi accontenterei di diventare come Luciano De Crescenzo.
(Grazie a egalli@subatom.de)

Bamboccioni

Mi unisco al coro di protesta contro TPS per l'incredibile uso della parola "bamboccioni"; è impossibile, intollerabile e inaccettabile che un ministro di tal levatura faccia uno scivolone del genere.
L'attenzione all'uso delle parole deve essere centrale nell'azione del governo. Per cui è meglio che la prossima volta TPS usi la parola corretta: si dice bambacioni.

Thursday, October 04, 2007

L'uomo che ha cambiato il mondo / 4

Per loro ci sarebbero voluti mesi, ancor meglio un anno ancora, per finire il satellite. E il mostro ormai pesava sempre di più. Apparati su apparati, misuratori di particelle, telecamere.
Non è che io non fossi d'accordo, ma qui si trattava di scrivere la storia, non la geografia. Avrebbe volato poi quel raffinato sistema scientifico; avrebbe volato come terzo satellite. Ma ora si trattava di fare qualcosa di semplice e funzionante. Una sfera di alluminio lucidissima che avrebbe brillato nel cielo, un paio di strumenti e una trasmittente. Sarebbe bastato.
Sarebbe bastato per cambiare il mondo; per dare l'impressione che l'uomo nuovo sovietico fosse alla guida del progresso scientifico; per dare l'impressione che fossimo veramente forti.
In fondo quello Sputnik era il mio modo per far sì che il mondo diventasse diverso. In capo a qualche anno di satelliti ne avevamo a bizzeffe e divenne impossibile nascondere le notizie, creare false realtà, ignorare i problemi che accadono in un'altra parte del mondo, non vedere quello che i satelliti spia fotografano. Era il mio modo per far sì che di gulag e lager non ce ne fossero più; o almeno che, se qualcun'altro li avesse voluti rifare, non ci fosse modo di nasconderli.
Mi volevi ringraziare, tu ventenne che stai le ore a spulciare Google Maps o che accedi alle informazioni presenti in un server australiano o che ti compri un iPod. Lo so che mi volevi ringraziare. L'ho fatto per te.

Wednesday, October 03, 2007

Situazione migliorata per l'Ozono

I dati del satellite europeo Envisat portano in evidenza una situazione decisamente migliorata per il "buco dell'ozono", ovvero per la drammatica riduzione dello strato di ozono al polo sud durante la primavera australe. Sostanzialmente il miglioramento di quest'anno è dovuto ad una particolare dinamica del buco, che non si è centrato sul polo sud, permettendo interazioni con masse d'aria più calda.
Le temperature estremamente fredde delle regioni antartiche favoriscono infatti il fenomeno. Per cui quest'anno la dinamica atmosferica (come nel 2002) ha aiutato molto. Rimane però un dato certo: le politiche volte a ridurre l'emissioni di CFC hanno avuto un impatto notevole sul problema. La curva si è stabilizzata e ci sono stati fenomeni che creano una decisa tendenza positiva. Ciò si è realizzato impattando un settore industriale enorme, che però non è stato messo in ginocchio, anzi ha sviluppato cicli e fluidi di diversa concezione.
Insomma, è in scala quello che potrebbe accadere intorno alla tematica industriale del CO2: non sta scritto da nessuna parte che un intervento legislativo di riduzione dei gas serra porterebbe alla catastrofe economica. L'industria reagisce e si rimodellizza a seconda dei vincoli del legislatore. E le fasi di cambiamento portano sempre nuovi soggetti nel mercato; soggetti dinamici e pronti a sperimentare.

Eccitazione collettiva

La discussione nata intorno al "che stavi facendo l'undici settembre", costellata di ricordi simili sull'uccisione di Kennedy o sul rapimento di Moro, in realtà sarebbe dovuta vertere su un'altra questione: perchè in realtà non riusciamo a sincronizzare la maggior parte degli eventi?
Se io prendo degli eventi notevoli nessuno di voi mi sa dire non solo dove si trovava, ma neanche in che periodo della sua vita era (e.g. stavi ancora all'università, al liceo, che lavoro facevi, con quale ragazza/o stavi, etc). Tipo la scomparsa di Giovanni Paolo I, l'elezione di Pertini, le dimissioni di Cossiga da Presidente della Repubblica, le dimissioni del primo governo nanoico, la vittoria del 4rto mondiale di Schumi, ...
In fondo la memoria si comporta in modo seriale, salvando le informazioni in modo scorrelato; e le scariche ormonali seguite agli eventi e alla sensazione che provocano, aiutano a fare corto circuito tra i diversi canali della memoria. Per cui insomma tutta quella discussione sul ricordarsi dove eravamo durante l'attacco alle torri gemelle nient'altro è che un dire: c'è stato un momento di eccitazione collettiva.

Tuesday, October 02, 2007

BIG

Deejay Lino ne azzecca un'altra delle sue e manda in onda uno spettacolare Carlo Lucarelli in Dee giallo, un radiodramma declinato su storie del mondo della musica a sfondo tragico.
Lo stile di Lucarelli, la sua voce che ormai fa paura al primo secondo di ascolto e il suo accento (Notorious BIG invece di Bee Ai Gee su tutte) stanno condendo una puntata bellissima sui rapper dannati.

Il paradiso della brugola

Da queste parti ci sono delle catene di ferramenta con una caratteristica speciale: i negozi sono dei capannoni enormi, in cui si possono passare le ore. Scaffali altissini pieni di brugole, accessori di tutti i tipi, lampade, giardinaggio, uccellini che vivono e nidificano dentro (mi ci è voluto per capire che non era un rummore finto di uccelli).
Uno dei miei preferiti lo potete vedere qui da satellite.

You are leaving the american sector / 2

L'altro ieri e ieri sera ho potuto vedere il film per la TV (anzi, lo sceneggiato... era tanto che volevo dirlo) di cui si era parlato qualche giorno fa. Ora, malgrado la storia sia romanzata, sono state 3 ore complessive veramente forti.
Il film lancia tutta una serie di dubbi sui motivi stessi che portarono alla creazione di stati di polizia così elaborati e complicati; stati poi battuti, anzi stracciati, da storie comuni di vita normale. E quando la vita di tutti i giorni distrugge uno stato, forse vale la pena lasciar perdere.

Windows Mobile 6

Per molti palmari le case madri non hanno dato la possibilità (neanche a pagamento) di fare l'upgrade alla nuova versione del sistema operativo, la 6. Così è cominciata una gara a disassemblare le ROM e a creare delle versioni compatibili anche con i sopracitati sfortunati palmari.
Tra questi c'è anche il mio, un Dell x51v. Per il quale, dopo mesi di sperimentazioni, è uscita una versione (qui anche degli add-on) praticamente bug free. L'aggiornamento, piuttosto semplice, permette poi di passare alla lingua inglese e si svolge formattando una SD e facendo un boot da SD (power+wireless+reset); la durata in tutto è di meno di una decina di minuti. Le performance dell'oggettino migliorano quasi di un fattore 2.
Nota: facendo questi aggiornamenti si perde la garanzia sul prodotto.