Premessa: post un po' lungo, ma ne vale la pena.Nelle ultime settimane le analisi della crisi del mercato immobiliare statunitense si sono concentrate tutte sulla enorme capacità del mercato stesso a creare debiti non sostenibili, dando l'impressione di un'economia bacata e di un livello insostenibile di indebitamento personale. Nelle analisi è mancato però il motivo per il quale questo passaggio possa essere avvenuto, sottintendendo semplicemente che le banche USA possano dare prestiti a tutti senza garanzie, per una casa, una macchina, un frigo.
In realtà la situazione è decisamente diversa e richiede una spiegazione un po' lunga:
1. Il debito si è basato da sempre sulla capacità di colui che lo offre di stimare la solvibilità di colui che lo richiede. Questa capacità nel passato era una cosa ad occhio, dovuta più alle conoscenze personali e non era mai stata standardizzata.
2. Tra gli anni '80 e '90 la misura di solvibilità è diventata un programma che gira su un server; tutti i parametri, numero di figli, stipendio, storia dei debiti pregressi, etc, fanno parte di un algoritmo di calcolo che risolve più del 90% dei casi in un battito di ciglia. Per il resto rimane la stima di un gruppo di persone, ovvero la richiesta di maggiori dati.
3. Nell'ultimo decennio le società di credito hanno spostato questi algoritmi sul web. Poco male direte voi. Rimane la realtà che il rapporto tra chi offre e chi chiede il credito è bilanciato.
4. Gli ultimissimi anni, e qui sta il passaggio che ha messo in crisi il mercato dei debiti, alcune socità hanno sviluppato dei portali che simultaneamente interrogano migliaia di istituti di credito. Se avete tempo,
guardatevi questo, ma ce ne sono tantissimi simili.
Se avete seguito fin qui il ragionamento, proviamo a capire cosa è successo, considerando il debito semplicemente come un elemento sul mercato (governato quindi da domanda e offerta): si è passati in capo a qualche anno da una struttura del mercato fortemente governata dall'offerta a una completamente diversa, ovvero governata dalla domanda. Le società USA che hanno tra i loro servizi l'offerta di denaro per l'acquisto di case o altri beni si sono trovate sotto un'enorme pressione del mercato poichè l'utente finale aveva la possibilità di trovare un'offerta migliore scegliendo tra migliaia di istituti, cosa impossibile negli anni '90.
Se da un lato questo è stato un effetto benefico tipico del mercato che ha portato a far scendere i prezzi dei mutui (ovvero i tassi praticati ai clienti) dall'altro ha avuto un effetto secondario rischiosissimo: le aziende sono dovute intervenire sui criteri di accettazione del credito; per fare un esempio, se prima una famiglia con 3 figli e un reddito complessivo di 150mila dollari otteneva un prestito fino a 300mila dollari, a causa della concorrenza sul mercato questo limite è stato alzato a 400mila. L'effetto complessivo è stato quello di aumentare il numero di crediti concessi, perchè il richiedente ha avuto il coltello dalla parte del manico.
Insomma, come già avvenuto tante volte nel passato, la tecnologia cambia la struttura del mercato e crea delle bolle, perchè nessuno sa dove sono i limiti strutturali del nuovo ordine. Di esempi ce ne sono a decine nel passato, da quella recente del mercato azionario intorno a Internet stessa, ai fondi di investimento negli anni '80, alle valute negli anni '70. L'innovazione tecnologica rimane alla base del progresso economico e il mercato finanziario, che è per sé orientato al profitto, prova a ottenere il massimo da ogni innovazione. E per ottenerlo non ha altro metodo che sfruttare la tecnologia oltre le sue possibilità, aspettare che la bolla esploda, e poi prendere le misure. Tipicamente forzando il legislatore ad introdurre dei vincoli.
Si mettano l'anima in pace le cassandre à là "gli Stati Uniti crolleranno sotto il peso del loro debito"; è il mercato. Oggi le mele costano un euro; domani cinquanta centesimi, ma sono bacate; dopodomani c'e' la legge contro le mele bacate; e le mele saranno di nuovo buone, ma costeranno un euro e cinquanta. Insomma, il mercato assorbirà la crisi dei mutui subprime, probabilmente il legislatore interverrà con delle misure minime sulla valutazione della solvibilità, ma i tassi di interesse al dettaglio cresceranno.